23/04/2015

La spinta del mercato e delle famiglie. Cambia l’organizzazione delle aziende

Poco meno della metà dei dipendenti esercitano la loro attività professionale secondo orari flessibili, uno su cinque lavora regolarmente di sabato e uno su dieci di domenica. Lo afferma l’Ufficio di statistica (UST) nella sua rilevazione della forza lavoro in Svizzera (Rifos) per il 2014.

Il lavoro flessibile (44,6% nel 2014; 41,7% nel 2004) è più diffuso tra gli uomini (51,1%) rispetto alle donne (37,6%), così come tra i dipendenti con una formazione superiore e universitaria (62,3%). Per i lavoratori senza una formazione postobbligatoria la percentuale scende al 17,9%. L’UST afferma anche che nel giro di dieci anni la quota di occupati a tempo parziale è salita dal 31,7% al 36,0%. Sempre più uomini lavorano a tempo parziale: se venti anni fa erano l’8%, nel 2014 si è passati al 16%, come risulta dai dati dell’Ufficio federale di statistica. Sono comunque soprattutto le donne a fare questa scelta (sei su dieci). Aumenta anche la quota dei padri con bambini in età scolastica che optano per il tempo ridotto. In venti anni sono passati dal 3,5 all’11%. La parte di coppie con figli sotto i 14 anni in cui ambedue i genitori hanno un’occupazione parziale è oggi del 6,5%, quattro volte più alta del 1992. È invece diminuita la quota di coppie in cui l’uomo lavora a tempo pieno e la donna fa la casalinga.
Con figli sotto i 7 anni si è passati dal 61% del 1992 al 27% dell’anno scorso. Il modello oggi più diffuso è quello in cui l’uomo lavora a tempo pieno e la donna a tempo ridotto.

Proporzionalmente, afferma ancora l’UST, sono le donne a lavorare di più di sabato (22,3%), mentre per gli uomini la percentuale si attesta al 18,8%. Lo stesso si può dire per il lavoro domenicale: 11,3% per le donne, 9,9% per gli uomini. Dalle statistiche risulta inoltre che il 5% degli occupati lavora regolarmente di notte (tra le donne sono il 4,2%; tra gli uomini il 5,7%). Tra le donne il grado di formazione non sembra avere alcun influsso sul lavoro notturno, mentre tra gli uomini quelli con una formazione di grado secondario sono più del doppio a lavorare di notte rispetto a quelli con una formazione di grado terziario (il 10% contro il 4,3%).

L’anno scorso, poi, il 17,1% degli occupati lavorava regolarmente di sera. In questo caso il grado di formazione ha un influsso: le persone titolari di una formazione di grado secondario I, cioè fino alla scuola media, lavorano più spesso la sera (21,2%) rispetto a quelle con una formazione post-obbligatoria (16,6%) o terziaria (16,5%).
Nel 2014 il lavoro su chiamata interessava il 4,8% dei dipendenti. Questo modello di lavoro è nettamente più diffuso tra le donne (6,1%) che tra gli uomini (3,7%), come pure tra le persone con una formazione di grado secondario I (7,6%) rispetto a quelle con una formazione di grado terziario (3,1%). Nel primo gruppo (secondario I) le donne che lavorano su chiamata (9,9%) sono quasi il doppio degli uomini (5,0%).

Il 7,3% delle persone occupate lo scorso anno aveva inoltre più di un lavoro. Il fenomeno è nettamente più diffuso tra le donne (9,6%) che tra gli uomini (5,3%). La differenza è particolarmente netta fra le persone con una formazione di grado secondario I: tra loro, le donne che hanno più di un lavoro (11,7%) sono più del triplo degli uomini (3,5%).

Il 7,4% dei dipendenti possedeva nel 2014, infine, un contratto a tempo determinato, il 2,4% per una durata inferiore ai sei mesi. In questo contesto il sesso e il grado di formazione non sembrano avere grande incidenza; tuttavia ad avere più spesso un contratto di questo tipo sono le donne con una formazione terziaria (11,2%).

Tutte le informazioni sul mercato del lavoro e sull'economia le trovi sul nostro sito web http://www.corriere.ch/economia