08/05/2015

Nel Cantone molta attenzione ai temi dell’occupazione

In Ticino si punta su formazione e sensibilizzazione, con il contributo di organizzazioni professionali e parti sociali.

Il Canton Ticino ha un mercato del lavoro molto vivace. Infatti gli occupati dal 2004 al 2014 sono aumentati del 27,7% da 184 mila a 235 mila. La crescita è stata superiore a quella registrata in Svizzera (+18,6%). Eppure, il tasso di disoccupazione nel nostro cantone, pur essendo diminuito, resta ancora superiore a quello nazionale, con il 4,1% nello scorso marzo contro il 3,4%. Questo mostra che malgrado l’elevata creazione di impieghi esiste una difficoltà a fare incontrare l’offerta e la domanda di lavoro. Dobbiamo notare che in Ticino si è verificata anche una forte dinamica demografica, e dal 2004 al 2013 la popolazione residente è salita dell’8,3%, ossia da 319.931 a 346.539 (il dato di fine 2014 non è ancora noto). Ma a cosa sono dovute le rigidità del mercato del lavoro, e quali misure possono essere adottate per migliorare la situazione? «Effettivamente – afferma Stefano Modenini, direttore dell’Associazione industrie ticinesi (AIT) – il problema esiste. Per esempio le aziende del settore industriale in Ticino si ritrovano ogni anno con alcune decine di posti di apprendistato che non vengono occupati da giovani residenti, e quindi devono rivolgersi a personale estero. Spesso infatti ci sono delle professioni che non vengono scelte dai giovani ticinesi. Le aziende ci segnalano che in genere mancano profili altamente specializzati, come ingegneri od operai capaci di svolgere determinate operazioni, oppure personale con capacità di vendita a livello internazionale». «Una caratteristica molto richiesta in Ticino – precisa Modenini – è proprio l’esperienza internazionale, soprattutto manageriale e linguistica. A volte è difficile trovare personale con le adeguate conoscenze nell’ambito per esempio dell’inglese farmaceutico, oppure di quello utilizzato nei settori della fonderia e della metalmeccanica. Inoltre non c’è offerta di personale sufficiente nelle professioni tecniche». Tuttavia in Ticino si fa molto per migliorare la fluidità del mercato del lavoro. A questo scopo il Cantone ha formato un gruppo di lavoro interdipartimentale composto da rappresentanti della Divisione dell’economia, della Divisione della formazione professionale e del Dipartimento della sanità e della socialità. Del gruppo fa parte anche Paolo Colombo, capo della DFP, che spiega come occorra migliorare l’incontro fra domanda e offerta nei vari comparti economici. «Come punto di partenza abbiamo un sistema formativo molto sviluppato, completo e permeabile verso il mondo del lavoro e gli studi superiori. I percorsi formativi sono definiti in primis dall’economia: sono le associazioni professionali a definire quali competenze deve acquisire per esempio un muratore o un meccatronico. Sono più di 200 le professioni che si possono imparare nel nostro Paese, e negli ultimi anni abbiamo aggiornato praticamente tutti i percorsi formativi. Questo significa che i profili – messi in discussione ogni 5 anni – delle persone formate dovrebbero essere aderenti a quelli richiesti dall’economia, senza dimenticare la dimensione culturale».  «Sono molti i fattori che stanno influenzando il mercato del lavoro ticinese – sottolinea Colombo – dalla crisi del nord Italia, che aumenta la pressione sul Ticino, alle difficoltà del settore finanziario. Non dimentichiamo che il mercato del lavoro sperimenterà una ulteriore apertura, questa volta verso nord, con l’inaugurazione di AlpTransit ». Di fronte a queste sfide il Cantone si è dotato di una task force di aiuto al collocamento per i giovani residenti, e si è attivato nel rendere attenti i giovani su alcuni ambiti professionali interessanti, come quelli sanitario, dell’artigianato o dell’industria. «Inoltre – afferma Colombo– in collaborazione con l’Ufficio delle misure attive vogliamo rafforzare le azioni di reinserimento professionale degli ultra cinquantenni o di chi non ha una qualifica professionale, e stiamo potenziando l’offerta di percorsi di formazione biennale e di formazione continua in un mondo del lavoro sempre più esigente e competitivo ». «Insomma – conclude Colombo – le direttrici di intervento sono formazione e attenzione verso settori promettenti, sensibilizzazione e stretta collaborazione fra i vari attori. Infatti abbiamo contatti regolari con le associazioni professionali e le parti sociali. È proprio grazie a questo partenariato e a questo sistema di formazione che la Svizzera conosce uno dei tassi di disoccupazione giovanile fra i più bassi al mondo, grazie anche alla disponibilità di molte aziende che investono nella formazione dei loro collaboratori».

ROBERTO GIANNETTI

Tutte le informazioni sul mercato del lavoro e sull'economia le trovi sul nostro sito web http://www.corriere.ch/economia