06/05/2015

In più di 18.000 cercano di entrare nel mondo del lavoro

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Hanno dai 17 ai 26 anni, appena terminato l’apprendistato o l’università possono finalmente esibire un diploma, una laurea, insomma quella tanto richiesta licenza che ne attesti le qualifiche. Ma sono disoccupati. E per molti, il periodo tra l’uscita dal sistema scolastico e l’ingresso nel mondo del lavoro diventa più lungo e incerto.

Le aziende, d’altra parte, faticano ad investire nelle nuove leve e la concorrenza è a dir poco spietata. Gavetta, lavori a tempo parziale e invio di richieste d’assunzione diventano così le parole d’ordine che caratterizzano il quotidiano di molti giovani, alla ricerca di un primo impiego. In Svizzera, secondo i dati forniti dalla SECO in rapporto al mese di marzo, i disoccupati nella fascia d’età 15-24 erano 18.201, pari a un tasso del 3,2%. In Ticino, i giovani iscritti a un ufficio di collocamento erano circa un migliaio. Anche in questo caso però, come per gli over 50, la fotografia scattata dalla Segreteria di Stato dell’economia si basa unicamente sulle iscrizioni agli Uffici regionali di collocamento e non rappresenta la totalità del fenomeno che, invece, è molto più ampio.

Un fenomeno noto

Il problema della disoccupazione giovanile non è però nuovo: come rileva il rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), fluttuazioni a parte, negli ultimi quindici anni il tasso di giovani precari in Svizzera è stato infatti caratterizzato da una continua crescita. Una tendenza dovuta soprattutto al fatto che i giovani rappresentano una categoria particolarmente sensibile alle oscillazioni congiunturali dell’economia: nei periodi di difficoltà, le aziende operano tagli al personale, cercano di limitare le spese o decidono di non rimpiazzare le «partenze naturali», rendendo di conseguenza l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro più difficile.
«È vero che i giovani corrono un rischio maggiore di finire disoccupati – conferma Boris Zürcher –. Ma è altrettanto vero che devono imparare ad essere all’ascolto dei bisogni del mercato ». In un mercato dove le offerte di lavoro sono sempre più esigenti in merito a conoscenze e qualifiche, per il responsabile della Sezione del lavoro della SECO bisogna quindi saper trovare un equilibrio tra l’offerta e la domanda. «Grazie all’introduzione della libera circolazione ogni anno si sono creati numerosi posti di lavoro – continua Zürcher –.Una domanda che on riusciamo a soddisfare con il bacino di lavoratori svizzeri, sia perché il nostro mercato è troppo piccolo, sia perché manca personale qualificato per quel genere di impiego. Sono cosciente del fatto che in Ticino questa realtà può esser percepita in maniera diversa, ma per l’insieme della Svizzera questa è la situazione attuale».

Perfezionarsi al meglio

Se da un lato di soluzioni miracolose ancora non ne esistono, dall’altra per Boris Zürcher l’essenziale è puntare sulla formazione. «In Svizzera uno dei segreti del nostro successo è la possibilità di scegliere tra una formazione duale o uno studio universitario. Due sistemi di educazione che non devono essere in concorrenza tra loro, ma che devono avere lo stesso obiettivo: formare e perfezionare al meglio i nostri giovani. Più si è formati, migliori sono infatti le possibilità di entrare rapidamente nel mondo del lavoro. È un mantra forse ripetitivo, ma centrale: la formazione è la migliore protezione contro la disoccupazione ». Come dire, attenzione al percorso formativo che si sceglie di intraprendere. E per chi invece è disoccupato oggi e la possibilità di iniziare una nuova educazione non ce l’ha? Per combattere il problema della disoccupazione il Gran Consiglio ticinese ha approvato il mese scorso una revisione della Legge sul rilancio dell’occupazione (L-rilocc). La nuova ordinanza, che vuole fornire un sostegno finanziario più mirato a giovani e over 55, prevede diversi incentivi per l’assunzione dei giovani al primo impiego, l’assegno di formazione professionale e quello d’inserimento professionale. Misure, queste, che dovrebbero andare così a rafforzare gli sforzi compiuti finora. «Accanto a queste modifiche della legge, per facilitare l’entrata nel mondo del lavoro ai giovani disoccupati vengono proposte varie misure attive – ci spiega Sergio Montorfani –.Un esempio sono i corsi per la ricerca dell’impiego o i percorsi settoriali volti a verificare le competenze specifiche di una persona. Inoltre, diamo l’opportunità a questi ragazzi di svolgere un periodo di pratica professionale (PPP) all’interno di un’azienda ticinese. In questo modo si cerca di contenere la disoccupazione giovanile, spesso provocata dalla carenza di esperienze lavorative». La Confederazione, con la Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI) e il Canton Ticino, con la Legge sul rilancio dell’occupazione, si assumono quindi integralmente i costi derivanti dai PPP  per la durata massima di sei mesi.

I due fattori chiave

«Non bisogna però pensare che se aumenta la disoccupazione è un segnale che le misure attive non sono efficienti o che lo Stato non fa abbastanza – puntualizza Montorfani –. Quando si parla del fenomeno della disoccupazione bisogna tener presente che sono due i fattori determinanti che ne influenzano l’andamento: la congiuntura economica e la concorrenza. In questo senso, dal 2009 in Ticino si sta assistendo a una crescita costante dei posti di lavoro, ma per quanto l’economia possa andare bene, se tutti i posti che si creano vengono occupati da manodopera proveniente dall’estero la disoccupazione continuerà ad aumentare». Per promuovere i giovani lavoratori ticinesi, alcuni professionisti privati hanno creato la piattaforma online no-profit www.18-24.ch. Attivo da qualche mese, il sito vuole essere sia una vetrina dove i giovani possono presentarsi alle ditte, sia un canale di comunicazione che mette in contatto questi due attori. «L’obiettivo è aiutare i giovani ticinesi a inserirsi nel mondo del lavoro – ci spiega Cristina Pagani, responsabile del progetto –.Purtroppo la tendenza che emerge è che molti giovani non sono preparati a farsi strada sul mercato: i curriculum sono incompleti o i ragazzi non sanno come affrontare un colloquio di lavoro, come valorizzare le competenze acquisite… Insomma, sono spiazzati e impreparati. Talvolta si presentano già con la convinzione che un lavoro non lo troveranno mai perché al loro posto verranno assunti dei frontalieri che costano meno. Manca in questo senso la combattività. E qui bisogna dire che, invece, i nostri vicini di casa sanno vendersi molto meglio, hanno una fame diversa che probabilmente li sprona maggiormente». Per la responsabile della piattaforma, anche a livello scolastico si potrebbe fare qualcosa in più: «A mio modo di vedere manca nella scuola una materia che approfondisca le questioni pratiche legate al mondo del lavoro come anche un orientamento più mirato a soddisfare i bisogni del mercato. Uno degli obiettivi del sito è dunque quello di evidenziare in quali settori c’è una maggior disoccupazione al momento e dove invece manca personale, dove bisognerebbe formare nuovi profili. Poi, chiaramente, il passo successivo si traduce nel promuovere questi giovani presso le aziende locali, di stimolare l’interesse di quest’ultime per i nostri ragazzi che, bisogna dirlo, hanno davvero voglia di lavorare».

VIOLA MARTINELLI

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