26/06/2015

Attilio Zanetti, capo dell’Analisi economica BNS, parla di imprese e superfranco

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La Banca nazionale svizzera ha pubblicato il suo Bollettino trimestrale, riferito ad aprile-giugno 2015. Nella prima parte si richiamano le decisioni di politica monetaria e le previsioni economiche, già rese note il 18 giugno. Nella seconda parte vengono illustrate le tendenze congiunturali in Svizzera, le conseguenze dell’apprezzamento del franco e le reazioni delle imprese. I rapporti su questi temi si basano sui contatti dei delegati regionali della BNS con diversi rami dell’economia; fra metà aprile e inizio giugno ci sono stati colloqui con 225 imprenditori e dirigenti (rif. testo corsivo a fine articolo). Sull’indagine abbiamo posto alcune domande ad Attilio Zanetti, capo dell’Analisi economica BNS.

Nonostante il ristagno dell’attività economica nel secondo trimestre, dall’indagine emerge un’anticipazione prevalente da parte delle aziende di un lieve miglioramento nei prossimi mesi. Su che cosa si fonda questa anticipazione?
«Anzitutto è importante rilevare come le anticipazioni di crescita del volume d’affari, seppur positive, siano globalmente modeste. Il clima rimane caratterizzato da grande incertezza e da una forte pressione sui margini di profitto. Ci sono tuttavia anche fattori positivi quali la crescita dell’economia internazionale e la solidità della domanda interna. Inoltre le misure di compressione dei costi e di miglioramento della produttività, rapidamente adottate da molte aziende in questi mesi, produrranno progressivamente i loro frutti».

Quali sono i settori che più mostrano propensione al miglioramento?
«Semplificando si può dire che le anticipazioni più favorevoli sono osservabili nel settore dei servizi, che dovrebbe approfittare di una domanda interna relativamente robusta, anche grazie alla continua crescita demografica. Nell’ambito dell’industria le anticipazioni sono votate a grande prudenza. Nell’edilizia, in particolare quella residenziale, dopo un lungo periodo di alta congiuntura gli impulsi di crescita sembrano esaurirsi. Osservando la realtà più da vicino ci si accorge però che all’interno di ciascun settore o ramo d’attività si verificano situazioni molto diverse. Ad esempio, mentre il settore manifatturiero nel suo insieme è in difficoltà, l’industria dei produttori di componenti vive una fase positiva, grazie una significativa ripresa dell’attività dell’industria dell’automobile in Europa. Altro esempio: il turismo d’affari in alcune grandi zone urbane o il turismo che fa importante affidamento sulla clientela asiatica continua a confermarsi su ottimi livelli, mentre altri segmenti conoscono una chiara contrazione della domanda».

A livello di regioni ci sono grandi differenze? Qual è il quadro per il Ticino?
«La tendenza a una stabilizzazione nel corso del secondo trimestre è riscontrabile in tutte le regioni, anche se in talune è più marcata che in altre. La vicinanza alla frontiera è certamente un fattore supplementare di difficoltà, soprattutto a causa del turismo degli acquisti. Ma anche in questo caso non possiamo farne una regola assoluta. La struttura produttiva regionale gioca un ruolo preponderante. Più è orientata verso prodotti di nicchia ad alto valore aggiunto e meglio è in grado di fronteggiare lo choc indotto dall’apprezzamento del franco».

L’abbassamento dei prezzi conseguente all’apprezzamento del franco concerne, oltre che le esportazioni, anche il fronte dei consumi interni? Se sì, questo può favorire la tenuta dei consumi?
«L’abbassamento dei prezzi sta avvenendo in maniera rapida e diffusa anche sul mercato domestico. In ragione di una concorrenza molto forte – frutto anche di una diffusione crescente degli acquisti online da parte dei consumatori – le aziende che importano a prezzi inferiori trasmettono questo beneficio ai consumatori. A corto termine, ciò contribuirà a sostenere il reddito delle famiglie e avrà quindi un effetto positivo sui consumi. È chiaro però che non tutti i settori escono avvantaggiati da questa situazione. Mentre alcuni – come agenzie di viaggio e rivenditori di auto – possono trarre profitto da una domanda più dinamica, il commercio al dettaglio più classico subisce le perdite indotte dal turismo degli acquisti».

La Banca nazionale ha ribadito la sua previsione di una crescita vicina all’1% per la Svizzera nel 2015, nonostante i problemi della prima parte dell’anno. Su cosa si basa questa previsione? Ritenete che il franco fermerà la sua corsa, nonostante la vicenda Eurozona-Grecia?
«È cruciale che il movimento di ripresa dell’economia internazionale prosegua e si consolidi. In particolare, è necessario un rafforzamento della dinamica di crescita osservata negli ultimi mesi nella zona euro e una riduzione tangibile delle incertezze legate alla Grecia. Ogni passo in questa direzione potrà contribuire a una normalizzazione della situazione sui mercati finanziari internazionali e quindi anche a ridurre la forte sopravalutazione del franco».
LINO TERLIZZI
 

L'INDAGINE

L’ECONOMIA ELEVTICA A TINTE MISTE
A causa del tasso di cambio l’incertezza riguardo all’evoluzione futura dell’economia rimane elevata. Nondimeno, per i prossimi mesi gli interlocutori si attendono in complesso un lieve incremento del fatturato reale, allorché nel trimestre precedente avevano previsto un ristagno». Inizia così il capitolo delle prospettive all’interno del rapporto (secondo trimestre 2015) «Tendenze congiunturali», basato sulla rete regionale di contatti della Banca nazionale svizzera. L’indagine rispecchia la struttura settoriale dell’economia elvetica secondo la composizione del Prodotto interno lordo (con esclusione dell’agricoltura e dei servizi pubblici). La rete regionale della BNS ha anche messo a punto il rapporto «Indagine sul tasso di cambio: conseguenze dell’apprezzamento del franco e reazioni delle imprese». I due terzi delle imprese interpellate ritengono di subire effetti negativi derivanti dall’apprezzamento del franco, il 23% non constata alcun impatto significativo sulla propria attività, l’11% segnala effetti positivi. L.Te.

 

 

 

 

 

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