29/06/2015

Gli accordi permetteranno la creazione di 5.500 nuovi posti di lavoro in dieci anni

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L’Unione europea resterà la principale fonte di crescita dell’industria elvetica delle macchine, elettronica e metallurgica (MEM). Secondo uno studio, grazie al commercio con l’UE in Svizzera saranno creati dal settore circa 5.500 posti di lavoro nei prossimi dieci anni.
La ricerca condotta da BAK Basel, pubblicata ieri in occasione della Giornata dell’industria organizzata dall’associazione del ramo Swissmem, afferma che nel prossimo decennio circa il 43% dell’attesa progressione della domanda estera proverrà dall’UE. L’aumento della creazione di valore ammonterebbe a 3,3 miliardi di franchi.
Stando a quanto affermato dal presidente di Swissmem Hans Hess, lo studio conferma l’enorme importanza degli accordi bilaterali con l’Unione europea per l’industria MEM e l’intero polo produttivo svizzero. A suo modo di vedere, essi sono pertanto irrinunciabili.
Swissmem ha così deciso di lanciare una nuova campagna dal motto «Sostieni anche tu la via bilaterale!». Su un sito Internet si esprimeranno imprenditori, saranno pubblicate storie di successo e verrà spiegata l’utilità degli accordi bilaterali per il nostro Paese attraverso fatti e pareri.
L’idea fa seguito all’approvazione dell’iniziativa sull’immigrazione di massa, in contrasto con l’accordo sulla libera circolazione delle persone. Sussiste infatti il rischio di una rescissione degli accordi bilaterali.
Stando a Swissmem, tali convenzioni offrono al ramo un accesso indiscriminato all’enorme mercato interno dell’UE. Inoltre riducono i costi operativi delle aziende, accrescono la capacità d’innovazione, promuovono gli investimenti nella piazza elvetica e salvaguardano così posti di lavoro.
Le imprese dell’industria MEM ne sono consapevoli: in un sondaggio oltre tre quarti di esse hanno considerato da importanti a essenziali gli accordi bilaterali.
Il settore esporta quasi l’80% dei suoi prodotti e l’UE rappresenta chiaramente il mercato di vendita principale, con una quota del 60% dell’export.
L’industria metalmeccanica ed elettrica riveste un ruolo chiave nell’economia nazionale svizzera. Con circa 330.000 occupati rappresenta il più grande datore di lavoro in campo industriale nel Paese, con esportazioni pari a 66 miliardi di franchi (2014) che rappresentano a quasi il 32% del flusso di merci in uscita dalla Svizzera. Nel 2012 l’industria elvetica nel suo complesso ha contribuito al 18% del Prodotto interno lordo, con una percentuale di creazione di valore dell’industria appartenente a Swissmem pari al 9%.

Sì al negoziatore unico
Swissmem saluta il cambio di strategia nelle trattative con l’Unione europea annunciato ieri dal Consiglio federale. «Per la prima volta c’è un abbozzo di strategia negoziale», ha dichiarato ieri in una conferenza stampa a Berna Hans Hess, presidente dell’organizzazione padronale dell’industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica (Swissmem).
Secondo Hess, l’idea indicata dal ministro degli Esteri Didier Burkhalter di nominare un capo negoziatore che si occupi in futuro di tutti i dossier sul tappeto è un passo nella buona direzione, che apre il margine di manovra per le trattative e offre maggiori possibilità di ottenere risultati.
Negli scorsi decenni, ha aggiunto il presidente di Swissmem, la Svizzera ha già negoziato con successo «grossi pacchetti» di questioni con l’UE. A suo avviso, trattare in blocco si è rivelato più semplice che discutere su dossier singoli.
«Siamo ottimisti che con questo modo di procedere sarà resa più facile la difficile trattativa sulla libera circolazione delle persone», ha detto ancora Hans Hess.
Dal canto loro il sindacato interprofessionale Syna e Impiegati svizzeri condividono l’avviso di Swissmem: non ci sono alternative agli accordi bilaterali con l’UE, hanno indicato in una nota congiunta. Le due organizzazioni esortano nel contempo le imprese del settore MEM a non approfittare della situazione difficile per tagliare posti di lavoro, ridurre i salari e delocalizzare la produzione all’estero.

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