26/08/2015

Nel 2. trimestre gli occupati sono aumentati dell’1,6% rispetto a un anno prima Arioldi (PanelCODE): «C’è stato anche il sostegno positivo delle nuove aziende»

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ROBERTO GIANNETTI

Sorprende in positivo il dato sull’occupazione nel nostro cantone. Infatti nel secondo trimestre di quest’anno il numero di impieghi in Ticino è aumentato dell’1,6% su base annua, rispetto alla crescita dell’1,2% a livello nazionale. L’aumento a livello cantonale è stato di circa 2.500 unità per giungere a un totale di 188 mila. Fra questi figurano anche i frontalieri, che nel secondo trimestre hanno toccato quota 62.555, in aumento dello 0,2% su base annua.

Come spiegare la performance migliore a livello cantonale? Lo abbiamo chiesto a Davide Arioldi, responsabile di PanelCODE, la piattaforma di ricerca applicata dell’Istituto di ricerche economiche (IRE). «In questo momento a trainare la creazione di nuovi impieghi – spiega – sono soprattutto le nuove aziende. Ma si tratta di un fenomeno difficile da testare a livello empirico, perché i dati sui posti di lavoro creati dalle nuove aziende arrivano con un ritardo di circa due anni. Comunque il dato è da leggere in modo assolutamente positivo. Le nostre attese erano di una crescita di poco inferiore all’1%. Un altro aspetto positivo è che la crescita occupazionale è avvenuta in modo preponderante attraverso l’aumento di contratti a tempo pieno».

«Nei mesi immediatamente successivi all’abbandono della soglia di cambio – continua – si è assistito ad una forte perdita dei fatturati da parte delle aziende ticinesi, ma ora si sta recuperando. Inoltre all’interno della struttura economica cantonale esiste una grande eterogeneità e quindi l’impatto è stato assorbito relativamente bene. Notiamo anche che il mercato del lavoro sta dando buona prova di sé, visto che il tasso di disoccupazione cantonale per la prima volta in decenni sta convergendo verso quello nazionale, tradizionalmente più basso. Possono esserci svariate ragioni, fra cui il fatto che il Ticino sta beneficiando di più della ripresa congiunturale e forse anche il fatto che la crisi italiana può spingere alcune aziende a venire da noi».

Anche il dato svizzero è positivo, soprattutto anche alla luce del rafforzamento del franco. Infatti molti esponenti ed organizzazioni dell’economia svizzera hanno più volte lanciato degli allarmi sulle conseguenze del franco forte. Ma finora le statistiche mostrano un mercato del lavoro in espansione. Come spiegarlo? «L’impatto di uno shock valutario – precisa Arioldi – può avere molte sfaccettature. Infatti può succedere che l’industria riduca i prezzi per cercare di mantenere le vendite, facendo scendere i margini di guadagno e e il numero di collaboratori. Ma in questo modo aumenta il potere d’acquisto dei consumatori, che spendono di più, magari in altri settori, come quello dei servizi, compensando il calo dell’occupazione registrato nell’industria».

«Inoltre – continua Arioldi – anche per arrivare alla riduzione dei posti spesso ci vuole tempo, perché si innescano processi di lungo periodo. Quindi non siamo ancora fuori pericolo. Non per niente la Confederazione ha introdotto alcune misure, come l’orario ridotto, che hanno aiutato a calmierare l’effetto del franco forte. Inoltre ultimamente anche il franco ha perso un po’ di terreno andando verso 1,08 sull’euro. Quindi è difficile fare una valutazione degli effetti del franco forte».

A livello settoriale, PanelCODE segnala una crescita occupazionale nel settore turistico, legata al fattore stagionale, mentre risultano stabili i settori delle costruzioni e dell’industria. Per il III trimestre 2015, l’indicatore dell’impiego PanelCODE si riduce di 0,14 punti rispetto al trimestre precedente, segnalando un possibile rallentamento nella creazione di nuovi posti di lavoro.Tuttavia l’indicatore resta a +0,8, quindi in territorio positivo. Un’ultimo dato. PanelCODE segnala un calo su base annua della disoccupazione trimestrale di 0,3 punti percentuali al 3,6%, mentre per il quarto trimestre si attende un tasso di disoccupazione al 4,3% a causa dei fattori stagionali.

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