30/09/2016

Tensioni per il rinnovo del contratto collettivo – Il garzone della discordia

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Le possibilità sono due: o l’Associazione ticinese mastri gessatori (ATMG) rinnova tacitamente l’attuale contratto collettivo di lavoro o sarà indetto uno sciopero. È quanto hanno deciso i lavoratori del settore del gesso, riuniti martedì in assemblea sindacale a Bioggio.

Emblema del conflitto tra le parti è la richiesta dell’ATMG di introdurre una categoria salariale inferiore a quella del manovale: ovvero quella del garzone, retribuito con 18 franchi l’ora. Una proposta questa che, a detta dei sindacati Unia e OCST, «non merita di essere ulteriormente negoziata». Dopo settimane di trattative, ieri i 124 lavoratori presenti all’incontro hanno così «rifiutato all’unanimità di entrare nel merito della proposta dell’associazione padronale», definendola «sostanzialmente peggiorativa» rispetto al contratto collettivo attuale. «In una situazione del mercato del lavoro particolarmente nervosa – continuano i sindacati – i CCL devono essere rafforzati e non alleggeriti». Al termine dell’assemblea i lavoratori hanno dunque adottato una risoluzione nella quale conferiscono mandato ai sindacati «di attivare tutte le misure di lotta necessarie». A partire da lunedì 3 ottobre, come si legge nella nota, tutti i lavoratori sui cantieri «saranno chiamati in consultazione per decidere sulle azioni di protesta da intraprendere e, in particolare, sull’organizzazione di una giornata di mobilitazione generale durante il mese di ottobre». Ma non solo. Come si precisa nella risoluzione, affinché si eviti lo sciopero, le parti sindacali chiedono all’associazione di categoria di «tornare al tavolo delle trattative con senso di responsabilità e lungimiranza per introdurre nel CCL quelle disposizioni fondamentali a tutela dei lavoratori e del settore». In particolare, Unia e OCST chiedono che venga riconosciuta «l’esperienza maturata dal lavoratore all’estero, una migliore regolamentazione del tempo di viaggio, nonché l’introduzione e il mantenimento delle categorie salariali ottenute in caso di cambio d’azienda».

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