29/09/2016

La SSIC lancia una carta d’identità dei lavoratori per facilitare i controlli sui cantieri – Toccati anche padroncini e distaccati

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Un tesserino di riconoscimento per lottare contro malaedilizia e concorrenza sleale. È l’offensiva che la Società svizzera impresari costruttori (SSIC) ha presentato a Lugano e che vede il nostro cantone schierato in prima linea. «A partire dal secondo semestre 2017 prenderà il via la fase sperimentale in Ticino e la speranza è che questo progetto possa esser esteso su scala nazionale già dal 2018», ha spiegato Gian-Luca Lardi , presidente centrale della SSIC. L’idea alla base è semplice: introdurre un tesserino di riconoscimento – una sorta di carta d’identità dei dipendenti – che permetterà agli ispettori di verificare celermente se ci sono irregolarità nei cantieri. «Il tesserino verrà rilasciato solamente dopo aver ricevuto tutti i documenti necessari quali permesso di soggiorno, licenza di lavoro e dichiarazione di adesione al salario minimo», ha specificato Lardi, «in seguito, tutte queste informazioni verranno registrate in una banca dati nazionale accessibile ai datori di lavoro e alle commissioni paritetiche. In tal modo si potrà verificare sul lungo periodo se gli imprenditori rispettano o meno le condizioni di lavoro».

Un tavolo di lavoro nazionale

Interessati dal provvedimento saranno tutti coloro che intendono operare sul suolo elvetico, quindi anche padroncini e distaccati d’oltre frontiera. Non si teme un effetto Albo degli artigiani?, abbiamo chiesto a Lardi. «Affatto. Questo progetto mira ad andare a colpire quelle pecore nere che non si attengono alle regole e, a differenza della LIA, è una soluzione pensata a livello nazionale e non regionale. Ci muoviamo quindi in un contesto di legge ben rodato e che non può esser messo in discussione». Ma c’è di più. Come precisa il presidente centrale, per evitare futuri malumori al tavolo di lavoro sono state coinvolte le associazioni di categoria dell’edilizia principale e di quella accessoria, nonché il sindacato Syna, l’Associazione quadri dell’edilizia svizzera, le committenze pubbliche e la SECO. Come dire, nessuna possibilità di contrasti intercantonali. In merito al costo dell’operazione e al possibile riversamento sugli affiliati, il presidente centrale preferisce tuttavia non esprimersi. «Ci sono ancora aspetti che dobbiamo valutare prima di stilare un bilancio», ci dice. Soddisfazione è stata espressa anche da Mauro Galli , presidente della SSIC Ticino, che ha ricordato come «questo badge fungerà da garanzia anche per i committenti, chiamati a decidere a chi appaltare i lavori. Non vogliamo fare del protezionismo, ma occorre bloccare il prima possibile chi non rispetta le leggi. Perché il settore della costruzione non è da sottovalutare: basta pensare che in Ticino occupa circa 8.600 lavoratori».

L’offensiva ticinese

VIOLA MARTINELLI

In attesa della nuova carta d’identità anti-abusi, va detto che la sezione cantonale della SSIC si era già attivata in questa direzione, lanciando lo scorso settembre un’App volta a facilitare la segnalazione di irregolarità sui cantieri. Ad un anno di distanza, il direttore della SSIC-TI Nicola Bagnovini ha così snocciolato alcune cifre. «Possiamo dire di aver raggiunto l’obiettivo – ha dichiarato – dalla sua introduzione abbiamo infatti ricevuto oltre 150 segnalazioni e di queste, l’80% si è rivelata fondata. Segno che stiamo andando nella direzione giusta e il futuro tesserino comporterà un ulteriore passo avanti».

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