27/07/2016

Nei giorni scorsi la segreteria di Stato dell'Economia ha comunicato che il tasso di disoccupazione in Ticino ha raggiunto quello medio nazionale

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di VANNI CARATTO - Nei giorni scorsi la segreteria di Stato dell'Economia ha comunicato che il tasso di disoccupazione in Ticino, dopo una lunga rincorsa, ha raggiunto per la prima volta da 25 anni quello medio nazionale (in giugno erano entrambi al 3,1%), dando l'idea di un cantone che ha ingranato la quarta, mentre il resto della Svizzera arranca. Purtroppo non è così. Le ragioni di questo exploit potrebbero piuttosto avere a che fare con la votazione del 9 febbraio 2014 contro l'immigrazione di massa. Pare che da allora diversi imprenditori ticinesi si siano in parte già adeguati al voto popolare, favorendo di più i disoccupati locali e meno i frontalieri. Un fenomeno che non trova tra l'altro riscontro negli altri cantoni con alta presenza di frontalieri.
Due indizi supportano questa ipotesi: nei mesi successivi alla votazione del 9 febbraio il trend di crescita dei frontalieri in Ticino si è andato stabilizzando, dopo molti anni di crescita. Allo stesso tempo il numero dei disoccupati nelle liste degli uffici regionali di collocamento del Cantone si è andato via via assottigliando.

I frontalieri erano 56.213 nel primo trimestre del 2013, 62.263. nel secondo trimestre del 2014. Dopo un picco alla fine di quell'anno, la cavalcata ormai pluriennale si è improvvisamente fermata: nel primo trimestre 2016 il numero è ancora pressoché stabile a 62.647. Eppure, nonostante un'economia stagnante, gli occupati sono continuati a salire: crescevano dell'1,3% nel 2013, dello 0,7% nel 2014 e continuavano a crescere dello 0,6% anche nel 2015.

Nel frattempo i disoccupati totali, che ancora salivano di 243 unità nel 2013, hanno cominciato a scendere di 451 unità nel fatidico anno 2014 e addirittura di 635 unità nel 2015. E in questo caso il dato non è influenzato da chi ha esaurito il diritto alla disoccupazione: nel 2014 questo gruppo ammontava a 2.562 unità, nel 2015 a 2.437 e quest'anno (proiettando i dati sull'intero anno) a 2.300 circa. Il trend è in discesa, non in aumento.

Nello stesso periodo i permessi B continuavano a crescere. Ma questo è un fenomeno in corso da tempo e che quindi non incide con il cambio di scenario.

Tutti gli indizi portano dunque a ipotizzare che le imprese ticinesi abbiano cominciato ad assumere un po' di meno frontalieri e un po' di più disoccupati dagli uffici regionali di collocamento. Nei numeri piccoli del Ticino è bastato un assorbimento di 500-700 persone in più per far scendere la disoccupazione a livelli «svizzeri»: un risultato che si ottiene con il cambio della politica di assunzione di una parte delle imprese, non della totalità.

Ma se davvero fosse questo il motivo della discesa della disoccupazione nel cantone, perché questi imprenditori hanno deciso da un certo momento in avanti di assumere più disoccupati residenti e meno frontalieri?

Andiamo per esclusione. Primo: certo non perché d'improvviso è calata l'offerta di lavoratori dall'estero. Nonostante una timida ripresa economica in Italia (nostro principale bacino di utenza), persone disposte a venire a lavorare in Ticino per uno stipendio che oltre frontiera riuscirebbero difficilmente ad ottenere se ne trovano sempre.

Secondo: nessuna legge ha obbligato gli imprenditori ad assumere più locali (alcune norme ora lo prevedono per avere accesso a fondi pubblici, ma non possono aver inciso per il passato).
L'unica risposta plausibile sembra quindi che gli imprenditori abbiano deciso liberamente di assumere più locali e meno frontalieri.

Che lo abbiano fatto dal 2014 in poi fa sorgere qualche sospetto.

Il 9 febbraio del 2014, alla votazione «Contro l'immigrazione di massa», passata a livello nazionale con il 50,3% di sì, i ticinesi avevano plebiscitato l'iniziativa con il 68,2% di voti favorevoli (la percentuale più alta di tutta la Svizzera), mentre cantoni con forte presenza di frontalieri come Ginevra, Vaud e Neuchâtel avevano raggiunto percentuali molto meno elevate (rispettivamente 39%, 38,9%, 39,3%). Anche se era nell'aria un risultato di quel tipo, per molti imprenditori è stato comunque uno shock. E il dibattito che è seguito ha aggiunto benzina sul fuoco. Può aver questo influenzato le scelte nelle politiche di assunzione? Altro indizio: sono stati i disoccupati stranieri ad essere maggiormente riassorbiti nel mondo del lavoro, cioè una classe di lavoratori più «simili» come profilo e qualificazione a quella rappresentata solitamente dai frontalieri.

Se la tesi trovasse conferma, sarebbe una buona notizia per la politica: il «freno» all'immigrazione di massa in Ticino – almeno per quello che riguarda i frontalieri – per certi versi c'è già stato. E senza creare grattacapi a Berna o maldipancia a Bruxelles.

Anche per la statistica sulla disoccupazione il risultato è senza dubbio positivo. Sarebbe interessante sapere se dà soddisfazione anche a quel 68,2% di ticinesi che ha votato sì il 9 febbraio 2014.

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