25/09/2015

Tira il freno l’economia svizzera. Quella ticinese segue il trend.

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È quanto emerge dal monitoraggio congiunturale dell’Ufficio di statistica cantonale (Ustat), reso noto ieri. L’economia svizzera dunque tiene ma riduce notevolmente la velocità di crociera. Sotto pressione sono soprattutto, e ancora, i settori più esposti ai mercati esteri, come l’industria manifatturiera e il turismo, inoltre s’incominciano a intravvedere le prime ripercussioni negative sul mercato del lavoro. A fronte di un timido aumento dell’impiego, anche se meno intenso rispetto al recente passato, inizia a crescere lentamente la disoccupazione.

L’evoluzione economica del Ticino non si discosta molto da quella nazionale. Anche a livello cantonale le tendenze settoriali non vanno oltre un leggero dinamismo. Per quanto riguarda il PIL cantonale le ultime stime a disposizione sono quelle formulate a luglio da BAKBasel, con un tasso del –0,1% per il 2015 e una crescita del +1,1% per il 2016. Entrambe le stime erano state corrette al ribasso rispetto alle proiezioni di aprile (+0,4% nel 2015 e +1,4% nel 2016).

«Verosimilmente le nuove proiezioni del tasso di crescita del PIL cantonale verranno ritoccate leggermente al rialzo», scrive l’Ustat.

Miglioramenti sono previsti anche per quanto riguarda la disoccupazione: sul fronte del mercato del lavoro gli occupati aumentano e si assiste a un graduale e lento riassorbimento della disoccupazione. Il tasso (ai sensi ILO) – precisa tuttavia l’Ustat – resta comunque ancora a un livello elevato. Nel complesso la situazione resta difficile, ma non dovrebbero esserci repentini peggioramenti.

«All’orizzonte non ci sono segnali tali da generare ulteriori allarmismi – conclude l’Ustat –. Probabilmente anche nei prossimi mesi l’economia nazionale e cantonale cercheranno di mantenere almeno questo ritmo lento».

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