23/06/2016

Sulle due iniziative, che riguardano il mercato del lavoro ticinese, si andrà alle urne quest’autunno Il Gran Consiglio non accoglie i testi originali, ma suggerisce delle varianti alternative «meno invasive»

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GIANNI RIGHINETTI E MICHELLE CAPPELLETTI

Due iniziative popolari che hanno generato due controprogetti. Destino comune ieri in Gran Consiglio per la proposta dell’UDC «Prima i nostri» e dell’MPS «Basta con il dumping salariale in Ticino». I proponenti si sono battuti per rinviare la discussione dopo l’estate, un po’ anche perché se il Governo procederà celermente i ticinesi saranno chiamati alle urne domenica 25 settembre. Una mossa tentata per evitare di doversi lanciare in campagna già in agosto, quando molti saranno vacanza. Ma la maggioranza ha deciso altrimenti, accogliendo per entrambi i temi la clausola dell’urgenza (a causa di un ritardo formale nella presentazione dei rapporti). Così, se non sarà per settembre, certamente il 27 novembre i cittadini diranno la loro. E sin d’ora si preannuncia battaglia, dato che, nei due casi, ad avere la meglio è stata una controproposta e non l’originale. Ma alle urne i cittadini potranno esprimersi liberamente, optando per una o per l’altra soluzione che intervengono a livello di mercato del lavoro. L’iniziativa costituzionale «Prima i nostri» era stata lanciata dall’UDC a seguito del voto del 9 febbraio 2014 e aveva raccolto 10.991 firme. L’obiettivo è favorire i ticinesi e i residenti nell’accesso al mercato del lavoro. In aula però l’ha spuntata il controprogetto di PPD-PLR con 34 sì e 26 no. Nella Lega si è registrato un voto a macchia di leopardo. La soluzione alternativa non stravolge l’iniziativa, ma la stempera perché ritenuta disordinata e burocratica.

All’iniziativa dell’MPS «Basta con il dumping salariale in Ticino», che risale al 10 ottobre 2011 (7.570 le firme valide) è stato preferito con 60 sì (PLR, Lega, PPD e PS), 7 no e 1 astensione il controprogetto che ne ha modificato anche il nome. È stato ribattezzato «Nuova legge per il rafforzamento del mercato del lavoro». Anche la soluzione di compromesso tende a combattere gli abusi salariali, ma presenta una fattura meno cara per la sua applicazione. Per dirla in breve è una soluzione da 10 milioni di franchi (su 4 anni), che riduce da 96 a 35 unità il potenziamento dell’ispettorato del lavoro. L’MPS, alla fine, ha raccolto solo il sostegno dei Verdi.

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