21/01/2016

L’inchiesta congiunturale della Camera di commercio evidenzia una capacità di tenuta del sistema Albertoni: «Siamo più diversificati rispetto ad altre regioni ma i prossimi mesi saranno ancora difficili»

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VANNI CARATTO

«Tre crisi in pochi anni e il sistema ticinese delle imprese è rimasto in piedi: la prima ondata è arrivata dopo la crisi finanziaria nel 2009, la seconda con il forte apprezzamento del franco nel 2011, la terza un anno fa, con la decisione della Banca nazionale di abbandonare la soglia di 1,20 tra euro e franco». Questa in estrema sintesi la situazione tracciata dal direttore della Camera di commercio Luca Albertoni alla presentazione dell’ultima inchiesta congiunturale: «L’impatto negativo è stato più forte ora che nel 2011, a quanto dicono le aziende, ma non si è avuta quell’ondata di licenziamenti e delocalizzazioni che si temeva un anno fa – ha spiegato –. In questo frangente stanno molto peggio cantoni come Neuchâtel, San Gallo e Giura».

Le ragioni di una maggiore resistenza del nostro cantone, anche rispetto ad altre regioni della Confederazione, sono molteplici: «La più importante è che la nostra economia è più diversificata: questo ci ha permesso una maggiore flessibilità – ha continuato Albertoni –. Dall’altra, tuttavia, ci potrebbe essere un certo ritardo nella trasmissione alle nostre imprese degli effetti del franco forte: diverse nostre aziende lavorano come terziste proprio per ditte della Svizzera interna e l’onda lunga del calo degli ordini potrebbe presentarsi ancora nei prossimi mesi. Ci aspettiamo quindi ancora un periodo duro».

Qualche novità inattesa si è avuta scandagliando la situazione delle imprese rivolte all’export: «Paradossalmente sono proprio le aziende rivolte in modo più marcato al mercato estero a tenere meglio – ha sottolineato Marco Passalia, responsabile del settore export della Camera di commercio –. La ragione potrebbe essere che chi è più abituato a essere presente nei mercati esteri ha saputo meglio diversificare e adattare la propria offerta, resistendo meglio agli effetti negativi del franco forte».

Tre anni fa, all’incontro del WEF (in questi giorni in corso a Davos) si parlava di resilienza, cioè della capacità di adattarsi e reagire ad una situazione di crisi. In questo ambito le imprese ticinesi sembra abbiano imparato la lezione.

Ma come hanno agito in concreto le aziende per difendere la loro posizione sul mercato? Le misure sono state diverse: dal punto di vista occupazionale, è stata registrata una certa stabilità degli effettivi per il 60% delle aziende, mentre il 20% ha aumentato il personale e il 20% lo ha ridotto. Non è stato solo questo, tuttavia, l’unico ambito in cui è stato toccato il personale: oltre l’11% ha operato diminuzioni dei salari, il 6% ha optato per un aumento dell’orario di lavoro (per quest’anno la maggioranza delle aziende pensa che l’orario di lavoro si collocherà tra le 40 e le 42,9 ore settimanali). È però in altri ambiti che si è concentrata per ora la maggior parte degli interventi per mantenere alta la competitività: prima di tutto c’è stato un taglio dei prezzi di vendita dei prodotti, riducendo i margini delle aziende; poi una ricerca di nuovi mercati e un riorientamento degli acquisti. Poche le delocalizzazioni.

I risultati di queste misure sono stati tutto sommato positivi: l’andamento degli affari nel 2015 è stato giudicato di segno positivo (da soddisfacente a buono) dal 65% delle imprese (nel 2014 il 76% delle aziende aveva rilevato risultati positivi). Per l’andamento futuro, il 63% delle imprese prevede un andamento da soddisfacente a buono per il primo semestre 2016 e la percentuale resta quasi identica (60%) per le previsioni oltre i primi sei mesi dell’anno. Anche le previsioni si attestano comunque su percentuali decisamente meno positive rispetto a quanto avvenuto negli scorsi anni, quando in media tre aziende su quattro esprimevano ottimismo per l’anno successivo.

Per il momento sono ancora confortanti i dati sugli investimenti: 47% di aziende hanno operato investimenti, mantenendo il livello generale praticamente inalterato. La propensione agli investimenti per il 2016 espressa dal 45% delle aziende è pertanto da considerare come un dato confortante. Fra gli sgravi fiscali auspicati per gli investimenti aziendali, figurano quelli per le misure nell’ambito della formazione (60%), quelle per la mobilità aziendale (26%), quelle di efficienza e sostenibilità energetica (24%). Proprio sulla formazione l’Export training center della Camera ha organizzato corsi mirati per migliorare le competenze all’interno delle imprese.

Appare negativo, invece, il fatto che il grado di autofinanziamento delle aziende sia in peggioramento, seppure il calo sia abbastanza lieve.

Tornando al tema del personale, infine, per il 2016 il 75% delle aziende prevede ancora stabilità, il 15% una riduzione e il 10% un aumento degli effettivi: i dati non si discostano molto da quelli dell’anno passato.

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