20/11/2015

Le grandi aziende dovranno effettuare un’analisi ogni quattro anni – Forti critiche al progetto

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I datori di lavoro con più di 50 collaboratori devono effettuare ogni quattro anni un’analisi dei salari facendola verificare da servizi di controllo esterni. È quanto prevede la modifica della legge sulla parità dei sessi (LPar), posta in consultazione ieri dal Consiglio federale fino al 3 marzo 2016.

Oltre 30 anni dopo essere stata sancita nella Costituzione federale, la parità salariale tra uomo e donna non è ancora una realtà: secondo l’Ufficio federale di statistica la differenza dell’8,7% (678 franchi al mese in media) registrata nell’economia privata nel 2012 è inspiegabile, ha dichiarato ieri la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) Simonetta Sommaruga.

«Le misure volontarie adottate nel quadro del progetto ‘Dialogo sulla parità salariale’ non hanno permesso di conseguire il successo auspicato». Per questo il Governo ha deciso che occorrono misure supplementari. I risultati devono però essere raggiunti senza che lo Stato effettui direttamente dei controlli.

«Il progetto posto in consultazione prevede che siano le imprese stesse a effettuare ogni quattro anni l’analisi dei salari mediante un metodo riconosciuto», ha spiegato. In seguito dovranno incaricare servizi terzi (un’impresa di revisione, un organismo di autodisciplina riconosciuto dallo Stato o un partner sociale) di controllare il metodo d’analisi e verificarne la correttezza dello svolgimento.

I servizi di controllo saranno obbligati a redigere un rapporto. Al più tardi entro un anno dal ricevimento di questo documento le imprese dovranno comunicare ai loro collaboratori i risultati. «Le società quotate in borsa dovranno inserire questa comunicazione quale allegato al bilancio», ha spiegato la presidente della Confederazione.

Il Consiglio federale ha inviato in consultazione come variante la proposta di obbligare i servizi di controllo a segnalare alla competente autorità – presumibilmente l’Ufficio per l’uguaglianza fra donna e uomo (UFU) – i datori di lavoro che tralasciano di effettuare un’analisi dei salari o di farne controllare lo svolgimento entro un dato termine. L’autorità dovrebbe iscrivere questi datori in un elenco pubblico, analogamente a quanto accade nell’ambito della legge contro il lavoro nero e della legge sui lavoratori distaccati.

La proposta del Governo consente di realizzare il mandato costituzionale della parità salariale senza ostacoli burocratici, secondo un’indagine effettuata dall’ufficio di ricerca e consulenza INFRAS. «Le novità riguardano solamente il 2% delle aziende in Svizzera, anche se toccano il 54% dei lavoratori», ha sottolineato la Sommaruga. Due terzi delle imprese intervistate considerano sensate le misure, anche perché comportano un onere contenuto (due o tre giorni di lavoro al massimo).

Malgrado ciò il progetto è già stato fortemente criticato. Per i sindacati è troppo blando (un primo passo sì, ma insufficiente), mentre per le associazioni economiche rappresenta un onere inaccettabile. L’Unione svizzera degli imprenditori mette addirittura in dubbio l’esistenza della discriminazione salariale tra donne e uomini. Inoltre i salari vanno fissati dal mercato, senza intervento dello Stato.

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