14/10/2016

Il consigliere di Stato Mauro Poggia (MCG) spiega come favorire i residenti nel settore pubblico e parapubblico Ora si vuole coinvolgere anche il privato, ma senza obblighi – Prima i nostri? «Utile solo come mezzo di pressione»

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ALLA FRONTIERA Nel Canton Ginevra lavorano circa 80.000 frontalieri. La disoccupazione è al 5,5%.

Fa parlare di sé in questi tempi il «modello ginevrino». Se ne parla a Berna, dove il Parlamento sta tentando di estrarre dal cilindro una preferenza indigena che favorisca i residenti senza cozzare con la libera circolazione; e ne parla a Bellinzona, dove la trasformazione di «Prima i nostri» in misure concrete già sfocia nei primi litigi.

A Ginevra una sorta di preferenza indigena viene applicata dal 2012 nell’amministrazione cantonale e nelle istituzioni di diritto pubblico, dal 2015 anche negli enti sovvenzionati dallo Stato come l’ospedale, le case anziani, alcuni attori culturali. Si tratta dunque di una misura che va a toccare l’ambito pubblico o vicino al pubblico, mentre resta esclusa l’economia privata. Anche se, come ci spiega il consigliere di Stato Mauro Poggia del Mouvement citoyens genevois (MCG), in realtà si sta cercando di sensibilizzare anche i datori di lavoro privati.

Partiamo da quello che già esiste. Come funziona il modello ginevrino? Il dipartimento cantonale o l’istituzione parastatale che ha un posto di lavoro vacante deve segnalarlo all’ufficio cantonale del lavoro almeno 10 giorni prima della pubblicazione del concorso. L’ufficio fa sapere entro 5 giorni se ha dei profili corrispondenti tra le persone che si sono annunciate perché in cerca di un impiego. In caso affermativo, trasmette all’ente in questione al massimo cinque nominativi.

Queste persone devono obbligatoriamente essere invitate per un colloquio. In seguito vengono integrate nella normale procedura di selezione (assieme quindi ad altri eventuali candidati) ma a parità di competenze vengono favorite. Infine l’ente coinvolto deve far sapere alle autorità cantonali se ha assunto una delle persone indicate; in caso negativo deve motivare la scelta, e anche indicare se il lavoratore prescelto avrà bisogno di un nuovo permesso di soggiorno.

Non sono previste sanzioni e neppure un diritto di veto da parte delle autorità cantonali, precisa Poggia, che dal 2013 è alla testa del Dipartimento dell’impiego, socialità e sanità. È il primo esponente del MCG ad accedere al Governo ginevrino, e già era stato il primo consigliere nazionale. Oggi il movimento, che ha molti punti in comune con la Lega dei ticinesi, conta un esponente a Berna, un ministro cantonale e 17 granconsiglieri su 100.

«Preferiamo mantenere un’atmosfera positiva, evitando eccessive costrizioni e minacce. Se mostriamo che abbiamo le competenze ricercate dai vari enti, sono loro stessi ad avere interesse a rivolgersi a noi». E infatti, continua Poggia, «la preferenza indigena nel settore pubblico e parapubblico sta ormai diventando un automatismo».

Qualche caso insoddisfacente c’è stato; ad esempio nei media si è letto di una fondazione per disabili che ha assunto due frontalieri mentre altri profili equivalenti di residenti erano a disposizione; dettaglio piccante: i neoassunti provenivano dallo stesso villaggio francese del vicedirettore della fondazione. «Nei pochi casi in cui il sistema non ha funzionato siamo intervenuti direttamente presso le risorse umane dell’ente in questione», si limita a commentare il consigliere di Stato, che aggiunge anche qualche cifra. «Oggi oltre il 60% delle persone assunte vengono indicate dall’Ufficio del lavoro». Più precisamente, l’anno scorso 579 su 835 nuovi collaboratori dell’amministrazione cantonale; e 1.256 su 1.960 neoassunti in istituzioni sovvenzionate dallo Stato.

Da notare che il sistema non favorisce unicamente i disoccupati, ma anche persone che hanno appena concluso la formazione. Ad esempio, racconta Poggia, la collaborazione tra Ufficio del lavoro, la scuola per infermieri e gli ospedali ha permesso di assumere tutti gli 83 infermieri diplomatisi lo scorso giugno.

«Non è un modello discriminante»

Il modello ginevrino ha già causato qualche attrito con l’Unione europea? «Sappiamo che Bruxelles si è rivolta a Berna, e Berna a sua volta ci ha chiesto informazioni. Ma il nostro modello non è discriminante nei confronti dei cittadini dell’Unione,poiché si limita a favorire i residenti, siano essi svizzeri o appunto cittadini di altri Paesi UE. Metà dei nostri disoccupati è svizzera; nell’altra metà, il 32% è cittadino UE, il restante 18% extra UE».

Questo modello potrebbe essere esteso anche al settore privato? È quello che sta pensando di fare il Parlamento federale per applicare il 9 febbraio, e anche quello che vorrebbe fare il Canton Ticino per concretizzare Prima i nostri. «Se esteso a tutta l’economia il sistema diventerebbe certamente molto più complesso. Noi stiamo già discutendo con il settore privato, ma vorremmo arrivare a un accordo su base volontaria. Finora i datori di lavoro si sono mostrati ricettivi», afferma Poggia, secondo il quale «alla fine è una questione di buon senso».

Tuttavia il Mouvement citoyens genevois ha appena lanciato un’iniziativa analoga a «Prima i nostri»: vorrebbe quindi misure costringenti per favorire i residenti nel mercato del lavoro. «Questi sono mezzi di pressione politica, che vanno anche bene. Ma personalmente ritengo difficile che proposte come quella ticinese o come quelle appena lanciate a Ginevra ottengano la garanzia federale, poiché sono in aperta contraddizione con il diritto superiore».

in pillole

il sistema

La preferenza indigena viene applicata dal 2012 nell’amministrazione cantonale e nelle istituzioni di diritto pubblico. Dal 2015 anche negli enti sovvenzionati dallo Stato: l’ospedale, le case anziani, alcuni attori culturali. Ogni posto vacante va segnalato all’Ufficio cantonale del lavoro che propone dei nominativi. Questi vengono integrati nella selezione e, a parità di competenze, privilegiati.

i risultati

Oggi oltre il 60% delle persone assunte nel settore pubblico e parapubblico a Ginevra sono state segnalate dall’Ufficio cantonale del lavoro. Questi dati precisi concernenti il 2015: 579 su 835 nuovi collaboratori dell’amministrazione cantonale; e 1.256 su 1.960 neoassunti in istituzioni sovvenzionate dallo Stato.

il futuro

Sono in corso discussioni tra le autorità cantonali e il settore privato per arrivare a un accordo che introduca la preferenza indigena su base volontaria. Nel frattempo il «Mouvement citoyens genevois» ha proposto di inserire nella Costituzione cantonale il principio «Prima i nostri», analogo all’iniziativa ticinese.

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