08/10/2016

Il bilancio del DFE sulle misure legate al mercato del lavoro fotografa l’entità degli abusi salariali in Ticino Stefano Rizzi: «I casi riguardano anche lavoratori residenti» – Controllati sistematicamente i permessi G

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MASSIMO SOLARI

C’è un dato, più di altri, che balza all’occhio nel bilancio annuale fornito dal DFE in merito alle 8 misure a favore del mercato del lavoro e dell’occupazione ticinesi. Dall’inizio del 2016 l’Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro (USML) e l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro (UIL) hanno dovuto trattare circa 200 segnalazioni di abusi salariali, delle quali circa il 10% inviate tramite il portale online creato ad hoc lo scorso anno. «Il tema del dumping è sempre attuale nel nostro cantone» riconosce nel proprio comunicato lo stesso DFE, commentando un dato chiaro. Scomponendo la cifra in questione emerge infatti una media di oltre 20 avvisi al mese, mentre il primo bilancio provvisorio reso noto a inizio febbraio registrava «una dozzina di segnalazioni». Ma a quali abusi sono stati confrontati le autorità di controllo? «Le segnalazioni riguardanti possibili casi di abusi salariali giungono sia dai rami in cui vige un Contratto normale di lavoro (CNL) così come da settori coperti da contratti collettivi» ci spiega Stefano Rizzi, direttore della Divisione dell’economia. Per poi precisare che nel primo caso «interviene la Commissione tripartita mentre nel secondo vengono attivate le Commissioni paritetiche: le multe per violazioni alla legge sui lavoratori distaccati, che non mancano, sinora raggiungevano un massimo di 5.000 franchi, mentre con la recente modifica di legge approvata alle Camere si potrà arrivare fino a 30.000». Tra i CNL più toccati dal fenomeno, prosegue Rizzi, «troviamo l’informatica e il commercio all’ingrosso». Sui mittenti delle segnalazioni invece precisa: «I casi non riguardano solo frontalieri, ma anche lavoratori residenti». In merito alla strategia per combattere il fenomeno Rizzi indica inoltre due campi d’azione: «Da un lato monitoriamo sistematicamente i nuovi permessi G per frontalieri». Dall’altro in dicembre la Tripartita si chinerà invece su quei settori scoperti da CNL o CCL dove sono stati segnalati nuovi abusi. «I rami potenziali, dove verrà deciso se procedere con un’indagine, sono quelli della lavanderia e pulitura a secco, degli spedizionieri, del magazzinaggio e custodia e degli impiegati di commercio nell’informatica».

Aziende fittizie: decine di casi

Il bilancio del DFE non affronta comunque solo il tema del dumping. Anche l’offensiva anti aziende fittizie ha prodotto dei risultati. Nello specifico, dopo le oltre 20 inchieste aperte tra ottobre 2015 e febbraio 2016 il lavoro di USML e UIL ha portato «a conoscenza dell’Ufficio della migrazione casi tali da permettergli di emettere una trentina di decisioni di diniego o revoca dei permessi di lavoro». Se in questo campo è previsto un ulteriore affinamento delle procedure, sta già dimostrando di funzionare bene lo scambio di informazioni con le autorità italiane nell’ambito delle prestazioni fatturate in Ticino da padroncini e distaccati. «La valutazione di alcune decine di casi – rileva il DFE –, trasmessi dall’Istituto delle assicurazioni sociali agli omologhi italiani degli Istituti nazionali della previdenza sociale di Lombardia e Piemonte, ha dimostrato l’utilità e l’interesse reciproco per questa misura». Ma non è tutto: a breve saranno condivisi 500 nuovi casi sospetti relativi al ramo edile.

Lotta alla disoccupazione

E a proseguire in modo serrato sono anche le iniziative volte a migliorare il collocamento dei disoccupati, rafforzando in particolar modo le relazioni tra gli Uffici regionali di collocamento (URC) e le aziende. In questo quadro spiccano i primi effetti della Legge sul rilancio dell’occupazione e sul sostegno ai disoccupati, tradottisi in 19 contratti di tirocinio per altrettanti giovani da riqualificare. «Parallelamente – indica il DFE – prosegue anche l’azione specifica nel settore sociosanitario, con 26 persone che stanno seguendo il relativo apprendistato». Non da ultimo il 2016 e il 2017 fanno rima con il potenziamento delle misure attive per il sostegno al collocamento. E in quest’ambito si segnala il modello testato in via sperimentale che prevede un nuovo corso intensivo di 2 mesi. Un percorso, precisa il comunicato, «che mostra risultati incoraggianti: il 40% dei collocamenti avviene entro due mesi dalla fine del corso, mentre poco più del 30% già entro la fine dello stesso».

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