04/10/2016

Nel mese di agosto la cifra d’affari al dettaglio è diminuita del 2,9% su base annua

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Giro d’orizzonte al FoxTown: i clienti italiani latitano nonostante il calo dei prezzi.

ROBERTO GIANNETTI

Il settore del commercio al dettaglio sta attraversando una fase difficile, confermata anche dai dati delle vendite in agosto, quando il giro d’affari del settore è diminuito del 2,9% in termini nominali rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Si tratta del 20. arretramento mensile consecutivo.

In termini reali, vale a dire tenendo conto delle correzioni apportate per compensare i diversi giorni di vendita e le festività, la diminuzione si attesta al 3,0%, ha comunicato ieri l’Ufficio federale di statistica (UST). Nel confronto con luglio in base a dati destagionalizzati si è assistito a una contrazione rispettivamente dello 0,3% (nominale) e dello 0,6% (reale).

Scendendo nei dettagli, al netto dei carburanti il fatturato in agosto è calato – in confronto a dodici mesi prima e considerando le correzioni dei giorni – del 2,7% a livello nominale e del 3,0% in termini reali. Il comparto alimenti, bevande e tabacco è rimasto invariato in termini reali, mentre quello non alimentare è diminuito del 4,8%; a livello nominale le variazioni sono rispettivamente del +0,8% e del –5,8%.

Ma come stanno andando le cose in Ticino? Ci siamo recati al FoxTown di Mendrisio, il centro commerciale che ospita 160 negozi di firme nei settori dell’abbigliamento, casalinghi ed accessori, per chiedere direttamente ai commercianti come stanno andando le vendite. Chiaramente, nessuno ha voluto che fosse indicato il loro nome e il nome del marchio, e le testimonianze sono molto variegate, forse anche a causa delle diverse tipologie di clienti e di prodotti.

Un responsabile di un importante marchio di abbigliamenti a livello mondiale ha affermato che «la crisi la sentiamo da un anno e mezzo, ma come la sente tutto il settore del lusso a livello europeo, se non mondiale». A suo avviso al FoxTown stanno diminuendo i cinesi, col 40% in meno rispetto a qualche anno fa. «La gente non spende più come una volta – aggiunge – anche se dopo l’abbandono della soglia di cambio tutti qui hanno adattato i prezzi. Di italiani se ne vedono pochi». Ma ci sono diversi fattori che influiscono sul fatturato: se pesano la crisi italiana e la forza del franco, invece il fatto che la Svizzera resti un Paese sicuro ha aiutato i commercianti. «La Svizzera non risente della paura del terrorismo, contrariamente alla Francia e alla Turchia, che stanno vivendo momenti difficili. Da noi invece si vedono nello stesso negozio arabi e israeliani, russi ed ucraini».

Il responsabile di un negozio di calzature è abbastanza preciso nel descrivere il peggioramento della situazione. «Nei primi nove mesi di quest’anno – nota – abbiamo registrato un calo del 28% del fatturato. Io credo che questo sia dovuto alla forte diminuzione dell’affluenza di pubblico nel nostro negozio. Infatti, abbiamo contato i clienti entrati da noi e abbiamo riscontrato proprio un calo del 28%».

«Malgrado abbiamo adattato i prezzi – precisa – a noi manca la clientela soprattutto nei week end, mentre in settimana l’affluenza è restata praticamente invariata. Questo vuol dire che i turisti che vengono da lontano acquistano ancora, mentre a mancare sono gli italiani, che non vengono a causa delle congiuntura e del franco forte».

Secondo questo responsabile, ad aver salvato il 2015 era stata l’Expo di Milano, che per molti turisti rappresentava una «scusa» per venire a fare acquisti in Svizzera. «Infatti – spiega – vedevo un sacco di turisti brasiliani un giorno e molti turisti coreani un altro. Erano delle comitive che avevano visitato l’Expo. Se non ci fosse stata questa manifestazione, il calo registrato quest’anno lo avremmo già avuto nel 2015. «Fino a qualche anno fa – conclude – una delle poche isole felici per il commercio al dettaglio in Ticino era il FowTown. Ora anche qui si fa fatica, e le prospettive sono grigie».

Probabilmente, la grande differenza la fa la clientela italiana, e chi si basava molto su quest’ultima sta soffrendo molto. Gli altri meno.

Lo dimostrerebbe il caso un negozio di biancheria, che invece fornisce un’altra versione della situazione. «Malgrado il rafforzamento del franco e il fatto che noi non abbiamo abbassato i prezzi – afferma la gerente – la nostra cifra d‘affari è aumentata. Forse perché fra i clienti abbiamo pochissimi italiani, dato che la nostra marca è poco conosciuta in Italia, mentre abbiamo molti clienti tedeschi, russi e arabi. Anche se i tedeschi guadagnano in euro continuano a spendere. Quando arrivano gli arabi e i russi, di solito spendono oltre mille franchi. Di ticinesi ne vediamo pochissimi».

Anche la gerente di un negozio di abbigliamento di lusso si dice soddisfatta. «Stiamo aumentando la cifra d’affari – nota – forse perché lo scorso anno abbiamo abbassato i prezzi del 20%, e ora sono in linea con quelli italiani. Comunque i nostri principali clienti non sono gli italiani, ma gli asiatici e gli arabi. Avevamo paura che con la legge anti burqa gli arabi non venissero più, invece non è stato il caso».

Comunque la cifra d’affari complessiva dei negozi presenti al FowTown è in aumento, come spiega Marco Hefti, responsabile marketing e commerciale del gruppo Tarchini. «Nei primi otto mesi di quest’anno – illustra – nel centro FoxTown abbiamo avuto un aumento del fatturato di quasi il 3%. Invece il mese di agosto non è stato così positivo, perché c’è stato bel tempo, e questo ha tenuto i turisti lontano dal nostro centro. Lo scorso anno avevamo avuto una flessione del 10% circa in termini di franchi, visto che i negozi avevano abbassato i prezzi, ma in termini di euro abbiamo messo a segno aumenti anche del 7-8%».

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