03/11/2015

L’indice dei responsabili degli acquisti nel mese di ottobre ha toccato i 50,7 punti Albertoni (Cc-Ti): «La situazione migliora, però i problemi non sono scomparsi»

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L’industria elvetica sembra ormai essersi stabilizzata dopo lo shock registrato a metà gennaio con l’abbandono della soglia minima di cambio con l’euro da parte della Banca nazionale svizzera. Il rafforzamento del franco elvetico che si era manifestato nella fase seguente aveva lasciato temere che ci sarebbero stati dei pesanti effetti sull’industria elvetica. Ora invece sembra che l’allarme sia rientrato. È quanto si evince dell’indice dei responsabili degli acquisti (Purchasing Manager’s Index, PMI) elaborato dal Credit Suisse e da Procure.ch, da cui risulta per ottobre un rafforzamento di 1,2 punti rispetto al mese precedente a 50,7 punti, un valore superiore alla soglia di crescita.

L’indice nel mese di febbraio di quest’anno aveva raggiunto il minimo annuale dopo l’abolizione della soglia di cambio a quota 47,3 punti. Poi si era ripreso per toccare il massimo in agosto, a 52,2 punti. Dopo una flessione in settembre a 49,5 punti, in ottobre c’è stata una lieve risalita per tornare sopra la soglia di espansione di 50, ossia a 50,7 punti. Quindi è da mesi che l’indice oscilla attorno ai 50 punti. Da un lato, lo scandalo Volkswagen e le paure inerenti alla Cina non hanno influito granché sulle previsioni dei responsabili degli acquisti, dall’altro soltanto pochi imprenditori credono ancora a un indebolimento a breve del franco.

Quale giudizio dare di questi dati? E come sta evolvendo la situazione in Ticino? Lo abbiamo chiesto a Luca Albertoni , direttore della Camera di commercio del canton Ticino.

«Il nostro cantone – spiega Albertoni – ormai da diversi anni, quando si considerano i principali indicatori congiunturali, si allinea quasi sempre con la media nazionale. E penso che sia successo anche questa volta. Però bisogna essere cauti di fronte a questi indicatori, visto che ne escono molti, e non sempre mostrano lo stesso trend. In termini generali direi che la situazione è sicuramente migliorata rispetto a quanto si temeva qualche mese fa. Ma dire che tutto è stato assorbito non è corretto, perchè indubbiamente un rallentamento c’è stato, con un assestamento a livelli inferiori, sia in Svizzera che in Ticino».

«Chiaramente – continua Albertoni – la situazione non è drammatica, e il sentimento è che comunque ce la possiamo fare e che ce la caviamo meglio rispetto ad altri Paesi. Ma è difficile fare una media, perché l’impatto del franco forte è diverso a seconda dei settori, e anche all’interno dei settori ci sono situazioni molto diverse. Alcune aziende con il rafforzamento del franco ci hanno addirittura guadagnato, a dipendenza di quali sono i loro Paesi di esportazione, da quali Paesi importano, e via dicendo». «Ma non dimentichiamo – aggiunge Albertoni – che in Svizzera interna ci sono state molte grandi aziende che hanno delocalizzato, anche se in Ticino per il momento questo è avvenuto meno. Tuttavia ora potrebbe esserci l’onda lunga delle decisioni prese oltre Gottardo. Per giunta anche da noi ci sono alcune aziende attive nella fornitura all’industria automobilistica, e le ripercussioni dello scandalo Volkswagen potrebbero ancora farsi sentire. E anche in Ticino alcune aziende sono legate alla Cina, e il rallentamento del grande Paese asiatico potrebbe avere qualche effetto sulla nostra economia».

Tornando al dato nazionale, in ottobre solo il 29% delle aziende contattate si attende una svalutazione della moneta nazionale. Nei sondaggi eseguiti in precedenza, tale percentuale era superiore. Circa il 25% delle società intende investire di più l’anno prossimo, mentre il 50% pensa di impegnarsi in ugual misura; un altro 25% vuole invece ridurre gli investimenti. I due terzi dei manager guardano al futuro con ottimismo. Gli indici secondari evidenziano una crescita sia della produzione (53,7 punti) che delle commesse in portafoglio (51,2 punti). Sempre per il mese di ottobre, l’indice PMI per i servizi si è attestato chiaramente sopra la soglia di crescita (58,3 punti). Le risposte circa l’evoluzione per l’anno prossimo rispecchiano quelle fornite dai manager attivi nell’industria, anche se si denota una maggiore tendenza ad accrescere gli investimenti.

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