01/04/2016

Secondo una ricerca dell’IRE il cantone si colloca all’ultima posizione in Svizzera Malfitano: «Pesano il basso tasso di occupazione e i salari sotto la media nazionale»

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ROBERTO GIANNETTI

Ticino maglia nera in fatto di competitività in Svizzera. È quanto emerge da uno studio dell’Osservatorio delle politiche economiche dell’Università della Svizzera Italiana (O-Pol), unità di ricerca e formazione dell’Istituto di Ricerche Economiche (IRE), che ha pubblicato ieri il suo quarto rapporto annuale sulla struttura economica ticinese, dal titolo «Competitività economica 2015». Come si vede dalla tabella qui di fianco, il Ticino si colloca nell’ultima posizione, preceduta da Glarona, Turgovia e Berna. In testa alla classifica invece si trova Basilea Città, seguita da Zugo e Nidvaldo.

Come viene calcolato l’Indice di competitività cantonale (ICC)? Esso si basa su una struttura di indicatori che ripercorre il modello piramidale: partendo dal tenore di vita, si passa via via a considerare le determinanti della crescita, i fattori di sviluppo e infine le determinanti di successo. I valori dei singoli pilastri vengono quindi sintetizzati in un unico indicatore composito, l’ICC, appunto. Maggiore è il valore per l’ICC di un cantone, più elevata sarà la competitività relativa nel confronto con gli altri.

Ma quali sono i fattori che hanno determinato la cattiva posizione ticinese nella classifica nazionale? Lo abbiamo chiesto a Paolo Malfitano, ricercatore dell’IRE nella sezione dell’Osservatorio della politiche economiche, che ha svolto la ricerca.

«A pesare sulla competitività ticinese – spiega – concorrono soprattutto tre fattori. Innanzitutto il tasso di occupazione, che, come noto, storicamente è uno tra i più bassi di tutta la Confederazione. Inoltre giocano pure i bassi salari, dovuti alla particolare struttura economica che vede una forte presenza di settori con remunerazioni contenute, come la manifattura di prodotti informatici, elettronici e ottici, l’orologeria e l’industria farmaceutica. Su questo fattore pesa anche il rapporto fra domanda e offerta sul mercato del lavoro e il costo della vita nel cantone, più basso che altrove. Infine, il terzo fattore è dovuto alla struttura della popolazione, con un indice di vecchiaia molto elevato, dovuto anche alla bassa natalità in Ticino».

Ma l’occupazione bassa non è anche dovuta al fatto che molti pensionati svizzero-tedeschi si stabiliscono in Ticino, e non è comunque compensata dalla forte presenza di frontalieri? «Non è detto – illustra Malfitano – dato che nella teoria economica il fatto che un territorio non sia in grado di occupare una buona parte della popolazione è un indice di bassa competitività».

«Tuttavia – continua – il Ticino presenta anche punti positivi. Per esempio la qualità della vita, misurata sulla base del PIL pro capite, resta elevata, anche se dal 2012 è cresciuta meno rispetto alla media svizzera. Il PIL pro capite è valutato sulla base del potere d’acquisto, e quindi è influenzato positivamente dal basso costo della vita nel cantone. Per questo in Ticino il PIL pro capite è elevato anche se i salari sono più bassi che nel resto del Paese. Altri fattori positivi sono la forte creazione di nuove imprese e la vasta apertura internazionale, con import-export ad alti livelli, anche se le esportazioni stanno rallentando».

Notiamo che, secondo l’amministrazione federale delle dogane (AFD), le esportazioni cantonali rapportate alla popolazione residente in Ticino sono pari a circa 134.000 franchi pro capite e le importazioni ammontano a circa 162.000 franchi pro capite, mentre il dato svizzero non supera i 35 mila franchi sia per l’import sia per l’export.

Nella classifica dell’IRE sulla competitività il Ticino si trova in ultima posizione, mentre in quella di UBS (articolo a lato), il Ticino si trova in sest’ultima posizione. Inoltre i Grigioni nella classifica dell’IRE è in nona posizione e in quella UBS in 23. posizione. Si tratta di differenze importanti. Come spiegarle? «Per il calcolo – spiega Malfitano – noi abbiamo preso spunto dal modello utilizzato da UBS, ma abbiamo cambiato tutti gli indicatori con i dati a nostra disposizione. E abbiamo anche cambiato metodo di aggregazione e la ponderazione. Le differenze a mio avviso sono dovute all’utilizzo degli indicatori. L’indice di UBS è formato da 8 indicatori compositi basati su 50 indicatori semplici e, probabilmente, si tratta di dati interni che solo loro hanno a disposizione. Invece noi utilizziamo 16 indicatori compositi formati da 22 indicatori semplici, basati su dati ufficiali, e quindi ci possono essere delle differenze».

Lo studio intende anche proporre spunti di riflessione sui settori di punta per l’economia ticinese, nel tentativo di elaborare un ragionamento di più ampio respiro. Tra questi sono citati i rami che si sono affermati di recente nell’economia ticinese, come il settore della moda (relativo anche al comparto logistico, magazzinaggio e commercio all’ingrosso) e al settore farmaceutico che, a partire dal 2000 in poi, ha registrato un trend di crescita sostenuto. Invece stanno perdendo terreno i settori della finanza, del turismo e dell’industria di precisione, malgrado il loro fondamentale ruolo storico.

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