29/05/2015

A fine marzo erano 61.740, con un aumento di 147 unità rispetto ai dati consolidati del dicembre scorso

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Non si conferma la tendenza alla diminuzione dei lavoratori frontalieri in Ticino che sembrava si stesse delineando negli ultimi mesi del 2014. Dopo un periodo di stasi e un forte calo a dicembre, gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio federale di statistica indicano a fine marzo un aumento di 147 unità (da 61.593 a 61.740). La crescita a livello percentuale è minima (+0,2%) ma sale (+2,4%) se si considera lo stesso trimestre dell’anno scorso. È comunque interessante notare che l’aumento è comunque inferiore a quello registrato a livello nazionale: +1,1% rispetto a dicembre, + 2,9% nei confronti di marzo 2014. In totale in Svizzera i frontalieri sono 290.410.

Terziario verso l’alto
La crescita maggiore, contrariamente al tonfo di fine 2014, viene rilevata nel settore terziario. I frontalieri annunciati erano 35.725 (+141 unità). Il più evidente balzo in avanti lo si nota nella sottocategoria «Attività professionali, scientifiche e tecniche» (+99). Il terziario sembra così tornare un settore interessante, sempre aperto a critiche da più parti perché i frontalieri occupano posti storicamente spettanti ai residenti. Nei prossimi mesi vedremo se la curva continuerà il suo moto ondivago o si delineerà una chiara tendenza. Ad ogni modo, ben più della metà dei frontalieri è impiegata oggi nel settore terziario. Negli ultimi anni, comunque, il balzo in avanti è stato eclatante, basti pensare che nel 1998, anno del minor numero di frontalieri degli ultimi cinque lustri, in totale i lavoratori d’oltre confine erano 26.508, di cui solo 9.888 attivi nei servizi.

Secondario e primario in stallo
Pure il settore secondario, a differenza dei dati di dicembre, ha mostrato una leggera salita dei frontalieri, anche se sarebbe forse più corretto parlare di stasi: in questo ambito i lavoratori con permesso G erano 25.415 con un aumento di sole 18 unità. Per quanto riguarda invece il settore primario, si è scesi da quota 613 a 601 (–12). Si tratta di una massa critica troppo piccola per ogni seria considerazione, anche se va rilevato come il dato di fine 2014 era risultato il più alto degli ultimi dieci anni.

Non solo italiani
La quasi totalità dei frontalieri attivi in Ticino proviene dall’Italia (61.557). Non mancano però anche francesi (55), tedeschi (41), spagnoli (20), inglesi (19) e rappresentanti di diverse altre nazionalità. Per quanto riguarda il sesso, passano il confine ticinese 37.676 uomini e 26.064 donne.

Il Ticino avanza adagio
Abbiamo già riferito del fatto che il Ticino mostra un avanzamento inferiore al resto del Paese. A livello di grandi regioni, la crescita in marzo più marcata è avvenuta nella Svizzera centrale (+3% rispetto a fine dicembre, +16,8% in confronto allo stesso periodo del 2014). Il più alto numero di lavoratori frontalieri si registra comunque nella regione del Lemano: sfiorano le 101.000 unità.
Per gli appassionati delle statistiche, in merito al Paese di provenienza dei lavoratori, la Francia si conferma in testa alla «classifica» con ben 152.011 frontalieri, vale a dire più del doppio di coloro che ogni giorno varcano il confine con l’Italia (68.564); seguono i pendolari che vengono dalla Germania (59.628) e dall’Austria (8.339). Da altre nazioni ne giungono invece 1.869. Da rilevare che ogni parametro considerato dall’Ufficio di statistica mostra un segno più.
E proprio il 26 maggio gli esperti federali hanno pubblicato i dati del barometro dell’impiego nel primo trimestre 2015 da cui risulta, parallelamente alla crescita dei frontalieri, anche quella dell’occupazione, soprattutto nel terziario.

LUCA BERNASCONI

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