Over 50 - Non basta la sola esperienza

05/05/2015 00:00

Ad ogni età occorre accrescere il proprio bagaglio di conoscenze

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Secondo i dati forniti a fine marzo dalla SECO, la Segreteria di Stato dell’economia, in Svizzera sono oltre 35.500 le persone di età superiore ai cinquant’anni che non hanno un lavoro: quasi duemila vivono in Ticino.

Cifre importanti che tuttavia quantificano solo in parte il fenomeno dei precari over 50. Come ci spiega Sergio Montorfani, Capo della sezione del lavoro, il numero effettivo di disoccupati è in realtà molto più alto. «I dati statistici rilevano solo i disoccupati iscritti ad un ufficio regionale di collocamento – precisa Montorfani –. Ai sensi della statistica vengono inoltre intesi come disoccupate unicamente le persone che al momento dell’indagine non fanno altro che cercare lavoro. Sono dunque esclusi tutti coloro che svolgono un impiego a tempo parziale, che sono in malattia, che partecipano alle misure attive o che per motivi personali scelgono di non iscriversi a questi registri. Il numero effettivo di disoccupati è più ampio».

L’incertezza

Considerati spesso poco flessibili, restii a seguire dei corsi d’aggiornamento, più costosi e instabili da un punto di vista sanitario, i lavoratori di una certa età vengono spesso prepensionati, se non licenziati, per motivi di riorganizzazione interna, cambio di proprietà o delocalizzazione dell’impresa. All’incertezza dei ventenni in cerca di un lavoro fisso si è dunque aggiunta quella dei cinquantenni. Un malessere che colpisce una fascia delicata di lavoratori che – nonostante statisticamente parlando abbiano un rischio minore di essere licenziati rispetto a un giovane – una volta espulsi dal mercato del lavoro necessitano di più tempo, prima di trovare un nuovo impiego. Per i disoccupati over 50 le stime parlano infatti di un’attesa che oscilla dai nove ai dodici mesi, mentre per chi ha appena finito gli studi, i tempi sarebbero decisamente più brevi, attorno ai tre-quattro mesi. Insomma, da un lato una minore probabilità di finire disoccupati, ma dall’altro maggiori difficoltà a trovare una nuova sistemazione. Soprattutto se da un punto di vista formativo si ha qualche lacuna. «Spesso i lavoratori over 50 che vengono licenziati hanno poche qualifiche e provengono da settori come la ristorazione, l’edilizia o l’albergheria – continua Montorfani –. Esistono però anche lavoratori che, pur non avendo un diploma universitario, dispongono di un importante bagaglio di conoscenze acquisite durante anni di lavoro all’interno di una stessa ditta. Una volta caduti in disoccupazione, però, o questi trovano lavoro in un’azienda simile che cerca lo stesso knowhow – un caso però già raro in un mercato piccolo come quello ticinese –, oppure devono confrontarsi con la concorrenza di giovani che possiedono un titolo di studio migliore. E tendenzialmente la scelta del datore di lavoro ricade su chi ha un diploma più elevato sul candidato più giovane e su chi ha delle pretese salariali minori». Che si stia quindi creando un conflitto latente tra le due generazioni per accaparrarsi un posto di lavoro? Per Boris Zürcher, Capo della Sezione lavoro della SECO, non è il caso. «Secondo un rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), la Svizzera fa parte degli Stati membri che possono vantare uno dei tassi occupazionali più alti tra gli over 50 – dichiara Zürcher –. Questa fascia di lavoratori non è però da intendere come un attore in competizione con i giovani, ma piuttosto come un fattore di complementarietà. Ed è anche grazie a questa complementarietà generazionale che il sistema svizzero è così performante».

Creare condizioni quadro

Nonostante la Svizzera sia quindi ben messa in confronto a molti altri Paesi sviluppati, di lavoro da fare per migliorare la situazione non ne manca. Come ci spiega Zürcher, uno degli obiettivi che si prefigge in questo senso la Confederazione è quello di lottare contro quella «discriminazione» che si profila in numerosi annunci di lavoro, rivolti esclusivamente a specifiche fasce d’età. «La stessa OCSE nel 2012 aveva raccomandato di istituire una norma volta a lottare contro questo tipo di emarginazione dei lavoratori più anziani – racconta Zürcher –. Da parte nostra non riteniamo tuttavia necessario un intervento simile, poiché così facendo si andrebbe solo a discriminare altre categorie. Quello che invece ci impegniamo a fare è da un lato incoraggiare le parti sociali ad offrire condizioni migliori e incentivi per prolungare la vita lavorativa. Dall’altro cerchiamo di creare le condizioni quadro affinché i disoccupati over 50 vengano riassorbiti nel mercato del lavoro in maniera celere e duratura». Per legge, spiega Montorfani, un datore di lavoro che sceglie di assumere una persona di più di cinquant’anni può ricevere in cambio, per il primo anno, un rimborso mensile pari al 50% dello stipendio versato al lavoratore. Secondo Zürcher, poi, in un discorso più ampio, non c’è quindi da preoccuparsi soprattutto perché «la Svizzera può vantare un mercato del lavoro flessibile e sano». Per mantenere questa stabilità lo sforzo principale deve però farlo in primis il lavoratore stesso: «Il successo del sistema svizzero si basa soprattutto sulla responsabilità individuale – afferma Zürcher –. È quindi necessario che i lavoratori si impegnino ad accrescere il proprio bagaglio d’esperienze, a restare competitivi sul mercato del lavoro». Più facile a dirsi che a farsi in un periodo di forte concorrenza? Forse. In questo senso, per chi un lavoro non ce l’ha più, mantenere una certa costanza e attitudine lavorativa può talvolta rivelarsi una scelta vincente. Per farlo, in Ticino esistono i Programmi di occupazione temporanea, una misura attiva che offre la possibilità di svolgere attività lavorative non remunerate presso enti o associazioni senza scopo di lucro. «Dal momento che le attività proposte non devono essere in conflitto con l’economia, capita che per alcune persone queste siano poco stimolanti – ammette Montorfani –. Tuttavia lo scopo è quello di tenere attiva la persona, di recuperare una certa capacità professionale come anche di mantenere un’attitudine al lavoro. È importante in questo senso che il disoccupato non perda l’abitudine di alzarsi a una certa ora, di recarsi ogni giorno in un ambiente professionale dove deve interagire con altre persone, di svolgere delle mansioni e quindi di avere una certa responsabilità. Sono aspetti che forse appaiono scontati, ma che invece possono giocare un ruolo significativo agli occhi del futuro datore di lavoro. Impegno e tenacia non vanno mai sottovalutati, in particolare in un momento delicato come quello di oggi dove il lavoratore deve affrontare una concorrenza sempre più agguerrita».

VIOLA MARTINELLI

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Obiettivo: eccellenza ticinese nel vino

04/05/2015 00:00

Prix SVC Svizzera italiana 2015: intervista a Luigi Zanini Senior

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Il settore vitivinicolo vanta una lunga tradizione in Ticino, ma ha subìto trasformazioni profonde nel corso dei decenni. I prodotti locali hanno visto migliorare la propria qualità riuscendo a farsi apprezzare su molti mercati, ed a livello locale si sono progressivamente scoperti prodotti di elevato valore di provenienza estera. Uno dei principali protagonisti di questa evoluzione è Luigi Zanini, oggi a capo, insieme al figlio, di un gruppo leader che comprende quattro unità. La società propone una produzione all'insegna dell'eccellenza, importazione di alta gamma, ma anche vigneti considerati fra i migliori del cantone, impianti avanzati e cantine divenute celebri dal punto di vista architettonico. Il gruppo Zanini è fra i sei finalisti del Prix SVC Svizzera italiana di quest'anno, dedicato alle migliori realtà imprenditoriali della nostra regione. Luigi Zanini, fondatore del gruppo, ora guidato dal figlio omonimo, illustra, nell'intervista rilasciata al CdT, le diverse attività.

LA STORIA
DALL' IMPORTAZIONE ALLA PRODUZIONE CON ACQUISIZIONI MIRATE

Il Gruppo di Ligornetto, leader ticinese del settore vitivinicolo, comprende oggi quattro entità: Zanini Vini, Vinattieri Ticinesi, Castello Luigi e Luisoni Vini. I collaboratori sono in totale 72. L'esperienza di Luigi Zanini inizia con il suo arrivo in Ticino nel 1957 e nel 1964 avvia l'attività acquistando la Cantina Neuroni di Capolago. Viaggia estensivamente visitando i viticoltori europei e particolarmente italiani, gettando le basi di quella che diventerà «L'Aristocrazia dei Vini Italiani in Svizzera». Nel 1975 nascono i nuovi impianti di Ligornetto, mentre proseguono le acquisizioni di nuove aziende, e nel 1980 la rete commerciale si amplia anche alla Svizzera tedesca.

Nel 1985 si avvia la produzione diretta di qualità da vigneti locali. Nel 2003 viene aperta a Ligornetto la nuova esposizione Enoteca Vinarte, per farsi conoscere direttamente dalla clientela privata. Nel 2014 si festeggiano i 50 anni di attività e le aziende rappresentate in esclusiva in Svizzera con i loro prodotti di qualità sono 42.

Attualmente le enoteche Zanini in Ticino sono 6. La produzione locale è il 10% del totale: possiede 100 ettari di vigneti su di un totale di 1.050 presenti nel Cantone. La produzione annua varia fra le 390 mila e le 470 mila bottiglie, di cui il 6-7% è di elevata qualità. Oggi è il figlio omonimo, Luigi, ad aver assunto la funzione di amministratore delegato del Gruppo.

INTERVISTA DI GIAN LUIGI TRUCCO

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La tecnologia sotto forma di lingotti

04/05/2015 00:00

Prix SVC Svizzera italiana 2015: l'intervista a Michael Mesaric

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La Valcambi è un'azienda svizzera leader a livello mondiale nell'affinaggio di metalli preziosi, che lavora prevalentemente oro, argento e, in minor volume, platino e palladio. La società vanta più di mezzo secolo di storia: è stata infatti fondata con il nome «Valori & Cambi» nel maggio 1961 da cinque uomini d'affari svizzeri residenti nel Mendrisiotto. In seguito è passata al Credit Suisse e poi alla European Gold Refineries. Una ristretta quota della produzione viene venduta in Svizzera mentre la maggior parte dei prodotti è destinata ai più grandi mercati mondiali per il metallo prezioso fisico, quali Cina, India, Singapore, Hong Kong, Thailandia, Medio Oriente, Stati Uniti e alcuni Paesi europei. La società figura fra le sei finaliste del Prix SVC Svizzera italiana di quest'anno, premio dedicato alle migliori realtà imprenditoriali della nostra regione. Abbiamo intervistato il CEO della società, Michael Mesaric, per capire la filosofia di gestione dell'azienda.

LA STORIA
MEZZO SECOLO NELLA LAVORAZIONE DEI METALLI

Valcambi, dalla sua nascita nel 1961, ha vissuto una lunga evoluzione. Agli inizi l'attività consisteva principalmente nel commercio di metalli preziosi e di valuta estera. A quel tempo l'azienda si approvvigionava di metallo prezioso presso l'unica raffineria presente nel Canton Ticino.

Per soddisfare pienamente la crescente richiesta del mercato e rispettare gli stretti tempi di consegna, si rese necessario progettare la costruzione di una nuova raffineria dedicata, con una capacità tale da poter rivolgere i propri servizi di affinaggio al ramo bancario e ad altri operatori commerciali emergenti. Una volta che la raffineria venne completata, la posizione strategica del sito industriale suscitò l'interesse del settore bancario svizzero e il Credit Suisse divenne uno dei primi clienti consolidati. Fra il 1967 e il 1980 Credit Suisse ha progressivamente acquisito il 100% del pacchetto azionario di Valcambi.

Nel dicembre 2003 la società è stata ceduta a European Gold Refineries (EGR). Gli azionisti di EGR sono Newmont Mining Corporation (60,4%), con sede a Denver, Colorado, e un piccolo gruppo di investitori svizzeri, tra i quali alcuni dei fondatori di «Valori & Cambi», con il 39,4%.

Negli ultimi undici anni, l'azienda ha quadruplicato il suo volume di produzione mentre il numero dei dipendenti è cresciuto del 45%. Il nome Valcambi e il suo hallmark sono registrati in tutto il mondo.

INTERVISTA DI ROBERTO GIANNETTI

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La forza di un team interdisciplinare

30/04/2015 00:00

Prix SVC Svizzera italiana 2015: intervista a Sergio Tami

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La prima impressione nel contatto con IFEC Consulenze SA di Rivera è quella di respirare un'atmosfera di alto profilo scientifico. E non potrebbe essere altrimenti, viste le credenziali dei suoi direttori e dei collaboratori in generale. Il profilo scientifico è quasi accademico e, infatti, parte del management affianca all'attività professionale anche quella di docenza alla SUPSI, e presso altre scuole superiori. IFEC dispone di un gruppo di collaboratori qualificati con un'età media di 36 anni, molti dei quali al primo impiego e formati all'interno dell'azienda, il 30% di presenza femminile, un fatturato che ha sfiorato i 7 milioni di franchi nell'ultimo anno. La società è tra le sei finaliste del Prix SVC Svizzera italiana di quest'anno, premio dedicato alle migliori realtà imprenditoriali della nostra regione. Abbiamo parlato con il direttore Sergio Tami, che è stato affiancato nell'intervista dagli altri membri della Direzione, ossia Angelo Bernasconi, Dario Bozzolo e Graziano Crugnola.

LA STORIA
DALLA FISICA ALLO SVILUPPO DI PROGETTI IN DIVERSI CAMPI TECNOLOGICI

La società è il risultato di un processo di aggregazione di professionisti e di sviluppo progressivo che va indietro al 1991. È nata ufficialmente come SA nel 2003, operando dapprima quale specialista nel settore della fisica della costruzione e della protezione acustica. La nuova sede attuale è stata creata nel 2006 e si struttura in tre aree specializzate: edilizia-industria, scienze ambientali-territorio e consulenze specialistiche, con propri manager responsabili e specialisti. Ha contribuito alla affermazione dell'azienda anche lo svolgimento di perizie indipendenti particolarmente complesse. Con la partecipazione al progetto AlpTransit-Ceneri, IFEC si è allargata al settore ambientale e dell'impatto di vari fenomeni, come quello delle vibrazioni causate dal traffico ferroviario e stradale. La società può essere considerata "uno studio di consulenza dotato di competenze spiccatamente multidisciplinari", e questo la distingue da un normale progettista, rispetto al quale, IFEC, impiega una maggiore flessibilità e creatività, soprattutto di fronte a compiti particolari. Questo richiede una grande apertura verso la conoscenza ed un grande sforzo di formazione continua: l'innovazione è nel DNA dell'azienda e viene applicata in tutte le attività di consulenza e progettazione.

INTERVISTA DI GIAN LUIGI TRUCCO

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L'alta tecnologia corre sui rulli

29/04/2015 00:00

Prix SVC Svizzera italiana 2015: intervista a Lorenzo Domeniconi

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Le origini ticinesi, gli studi in Italia e il ritorno nel cantone come dipendente di un'azienda. Poi il salto di qualità, con l'acquisizione di un'impresa in difficoltà e la fusione con un'altra realtà svizzera. Così Lorenzo Domeniconi fa nascere nel 1992 GTK Timek, un gruppo specializzato nella produzione di rulli di alta precisione per applicazioni tecniche capace di competere in tutto il mondo. Con un asso nella manica: la gestione a tre punte dell'impresa con moglie e figlio. La società è tra le sei finaliste del Prix SVC Svizzera italiana di quest'anno, premio dedicato alle migliori realtà imprenditoriali della nostra regione.

«Le crisi possono sempre essere delle opportunità. Nel 1992 rilevai un'impresa in difficoltà, per non disperderne il know-how, integrai la meccanica di precisione di quella realtà - la Timek - con le tecniche di lavorazione della gomma di un'impresa di Zurigo (GTK): in questo modo riuscii a creare una proposta di prodotto nuova per il mercato che è ancora oggi il nostro punto di forza». Spiega Lorenzo Domeniconi, CEO di GTK Timek, che abbiamo intervistato.

LA STORIA
UNA PROPOSTA UNICA: ANIMA IN METALLO E RIVESTIMENTO

GTK Timek nasce dalla fusione di due diverse realtà svizzere. Nel 1992, anno di fondazione della Timek, ci fu un'importante crisi del settore meccanico. Nel tentativo di superare il periodo di crisi, la società aveva individuato un prodotto che, applicato alla meccanica, consentiva di diversificare la propria produzione e mantenere il know-how acquisito. Lo stesso anno venne costituita la GTK, preposta alla commercializzazione dei prodotti fabbricati dalla Timek.

Il 1998 vede la fusione delle due società che assumono la denominazione GTK Timek Group. Questa unione mira a proporre al mercato prodotti di alta qualità con la possibilità - unica tra le realtà del settore - di effettuare la lavorazione completa di un rullo all'interno dell'azienda (anima in metallo e rivestimento in gomma, poliuretano, silicone). Quello stesso anno la società ottiene la certificazione ISO 9001. Nel 1999 trasferisce la sua sede da Grancia a Rivera.

Nel 2005 viene costruito un nuovo stabile che consente l'installazione di impianti per la produzione interna di gomma, poliuretano e silicone.

Nel 2014 viene inoltrata la domanda di brevetto per un rullo innovativo di raffreddamento e riscaldamento. Nel contempo la società intraprende un ulteriore ampliamento logistico, con uno spazio produttivo di 6.000 metri quadri, per fare posto a nuovi laboratori tecnici, idonei alla ricerca e sviluppo, e a macchinari specifici. Con queste premesse il gruppo prosegue la propria espansione e consolida la propria posizione sul mercato.

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Informatica su misura per il cliente

28/04/2015 00:00

Prix SVC Svizzera italiana 2015: l'intervista a Stefano Doninelli

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Le aziende e i privati in Ticino hanno bisogno di essere accompagnate nel mondo delle tecnologie informatiche. Pena la perdita di competitività e molti problemi a livello operativo ed organizzativo. È proprio a questo livello che interviene DOS Group di Besazio, e non solo per gli aspetti tecnici, ma anche per l'interfaccia con le risorse umane.La società è tra le sei finaliste del Prix SVC Svizzera italiana di quest'anno, premio dedicato alle migliori realtà imprenditoriali della nostra regione.

"Credo che gli imprenditori dovrebbero sfruttare meglio le capacità che i propri dipendenti acquisiscono personalmente con l'utilizzo dei mezzi tecnologici di uso comune. Penso che la tecnologia non possa aiutare nessuno se non viene digerita, capita e accettata", spiega Stefano Doninelli, fondatore e CEO della ditta, che abbiamo intervistato.

LA STORIA
ATTIVITÀ A 360 GRADI NEL MONDO DELLE TECNOLOGIE INFORMATICHE

Nata nel 2001, DOS Group si è affermata come una delle principali realtà ticinesi nel campo dell'IT (Information Technology), fornendo soluzioni informatiche a oltre 2.300 clienti distribuiti tra Svizzera, Italia, Francia, Germania, Europa dell'Est e America del Sud. L'azienda pone l'accento sulla qualità del lavoro fornito ai clienti. E questo standard elevato viene raggiunto grazie alla qualifica del personale, unita alla rete di partnership coltivata negli anni con i principali brand mondiali dell'informatica e delle telecomunicazioni (come per sempio HP, Apple, Microsoft e Swisscom). Grazie alle sue nove divisioni interne, DOS Group è in grado di proporsi ai privati e alle imprese ticinesi ed estere come un partner informatico unico, capace di gestire esigenze che spaziano dall'assistenza tecnica allo sviluppo di siti web e applicazioni mobile, dalla fornitura hardware e software all'erogazione di servizi di hosting e server farm. La società è stata fondata ed è tutt'ora diretta da Stefano Doninelli, che ricopre anche la funzione di responsabile per il Ticino del Soccorso Alpino Svizzera.

INTERVISTA DI ROBERTO GIANNETTI

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Solo innovando si può crescere ancora

27/04/2015 00:00

Prix SVC Svizzera italiana 2015: intervista a Gabriel Haering

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Tutti i piani di sviluppo confermati. In autunno saranno disponibili i nuovi stabili con un raddoppio della superfice per la ricerca e sviluppo, gli investimenti proseguono con prospettive di nuove assunzioni in futuro. Alla Cerbios-Pharma di Barbengo, azienda di punta del farmaceutico ticinese, il ciclone del superfranco è stato vissuto con pragmatismo e sangue freddo: l'unico modo per evitare contraccolpi è raddoppiare gli sforzi in innovazione ed efficienza per rimanere competitivi. La società è tra le sei finaliste del Prix SVC Svizzera italiana 2015, premio dedicato alle migliori realtà imprenditoriali della nostra regione.

Il CEO Gabriel Haering traccia un quadro dell'azienda e spiega, in questa intervista, quali sfide attendono il settore.


LA STORIA
FOLATI RIDOTTI, PRODOTTI DI NICCHIA CONTRO I TUMORI

La Cerbios-Pharma è nata nel 1994 dalla fusione di tre realtà ticinesi esistenti fin dagli anni Settanta. L'azionariato è composto da quattro famiglie del cantone, ormai arrivate alla terza generazione, che hanno sempre reinvestito gli utili, permettendo all'azienda di continuare ad innovarsi e rimanere competitiva. La Cerbios-Pharma lavora solo in quello che si chiama B2B (business to business), cioè produce per case farmaceutiche, in tutto il mondo, che sviluppano e formulano i prodotti per poi distribuirli in diversi mercati. L'azienda è leader nel campo dei folati ridotti, prodotti di nicchia sviluppati all'inizio degli anni Ottanta, e ancora molto richiesti per la loro efficacia contro il cancro al retto.  

INTERVISTA DI VANNI CARATTO

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PMI più forti quando sono in rete

27/04/2015 00:00

Il prossimo 6 maggio verrà assegnato il Prix SVC Svizzera italiana 2015

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In Ticino sono presenti piccole e medie aziende di tutto rispetto, a volte estremamente competitive e in piena espansione, e che meritano di essere sostenute. Lo Swiss Venture Club (SVC), un'associazione non profit indipendente di imprenditori per gli imprenditori che si propone di sostenere e promuovere le PMI, forza motrice dell'economia svizzera, organizza ogni due anni il PRIX SVC nella Svizzera italiana. In questo modo cerca di contribuire alla creazione e al mantenimento di posti di lavoro nel Paese.

Su questa iniziativa abbiamo intervistato Gabriele Zanzi, presidente della giuria Prix SVC Svizzera italiana e responsabile della clientela aziendale per la regione Ticino di Credit Suisse, e Hans-Ulrich Müller, presidente di Swiss Venture.


L'INTERVISTA A GABRIELE ZANZI

Da poche settimane le imprese svizzere devono far fronte al nuovo cambio euro-franco. Siamo in un quadro completamente mutato? Le aziende riusciranno a farvi fronte?
La revoca da parte della BNS del tasso di cambio minimo ha avuto come conseguenza un massiccio apprezzamento del franco. I prodotti e i servizi elvetici hanno subìto un forte rincaro rispetto a quelli esteri e il settore dell'export ha improvvisamente perso competitività sul piano dei prezzi, registrando in alcuni casi perdite contabili consistenti. Tra i principali settori elvetici, l'industria alberghiera e della ristorazione è tra le più colpite, come pure i settori orientati all'esportazione e il commercio al dettaglio. Quasi tutti i settori industriali ne risentiranno, anche se in misura diversa: oltre all'orientamento all'esportazione, anche l'entità dei margini, la quota di costi sostenuti in Svizzera e la sensibilità ai prezzi degli acquirenti giocano un ruolo importante. Sono convinto che le aziende supereranno questa crisi. Tuttavia, a breve termine e in alcuni casi, sarà necessario implementare decisioni difficili come per esempio ristrutturazioni aziendali e contenimento dei costi. Grazie alla qualità dei prodotti, alla capacità innovativa e a uno sforzo comune, ritengo che a medio termine le nostre aziende usciranno vincenti dalla situazione.

Lei pensa che basterà spingere ancora sull'innovazione per superare il divario dato dal nuovo cambio o ci saranno ricadute anche su orari di lavoro e occupazione?
È difficile dare una risposta generale perché ogni azienda rappresenta una realtà diversa. Le imprese che per esempio acquistano le materie prime all'estero beneficiano ora di una riduzione dei costi d'acquisto che in parte compensa gli effetti del rafforzamento del franco. Inoltre, ci sono delle tendenze in atto che possono rappresentare un'opportunità di crescita o un ulteriore rischio per talune aziende. Il progresso tecnologico e la crescente digitalizzazione dell'economia e della società rappresentano un'opportunità di crescita nel settore dei servizi IT. I cambiamenti demografici, con il crescente invecchiamento della popolazione nei Paesi industrializzati, determinano un costante aumento della domanda di prestazioni sanitarie, con ripercussioni positive sull'industria farmaceutica e della tecnologia medica. È chiaro che la capacità innovativa resta importante, ma ricordiamoci che l'innovazione richiede investimenti anche cospicui e a volte passano anni prima del lancio sul mercato. Quindi, a breve termine, alcune imprese saranno costrette a risparmiare sui costi per superare la situazione.

Fino a qualche mese fa si parlava di imprese estere che si trasferivano nel cantone per sfruttare le migliori condizioni quadro. Oggi c'è il rischio opposto, cioè che nostre imprese si trasferiscano all'estero?
In genere una simile decisione non è presa alla leggera e sulla base di una situazione temporanea. Occorre valutare attentamente se il risparmio ottenuto compensa eventuali benefici persi. A titolo di esempio lo Swiss made continua a rappresentare un fattore di successo distintivo per molte imprese. All'estero non sempre l'imprenditore trova le condizioni o la manodopera giuste. Non dimentichiamo poi che delocalizzare comporta costi notevoli.

Cosa può fare la politica cantonale e nazionale per migliorare le condizioni quadro?
Nel contesto attuale la politica può sostenere l'economia e l'imprenditorialità soprattutto continuando ad investire nella formazione, in particolare nei settori ad alto valore aggiunto e con interventi volti a ridurre la burocrazia e i costi di nuove regolamentazioni. Inoltre, sarebbe auspicale evitare in generale nuovi aggravi come tasse, imposte o altri contributi vari.

Quali sono i punti di forza delle imprese finaliste del Prix SVC che permettono di essere più competitive sul mercato?
Queste sei aziende si sono contraddistinte offrendo prestazioni eccellenti, affermandosi anche in condizioni di mercato difficili, adattandosi ai cambiamenti e creando nuovi posti di lavoro. Si tratta di aziende dinamiche e ancorate sul territorio contraddistinte da una forte capacità imprenditoriale. La loro vasta esperienza, il loro specifico know-how e la loro capacità innovativa le hanno portate all'attenzione della giuria che ha voluto premiarle.

Come vede il Ticino tra due anni?
Negli anni passati il Ticino ha dimostrato grande capacità di resistenza alle crisi. A due mesi dall'annuncio della BNS, il tasso di cambio tra euro e franco svizzero è risalito dai minimi toccati. Per il 2015 è probabile un sensibile rallentamento della crescita economica elvetica. Per contro, una recessione o addirittura una spirale deflazionistica appaiono piuttosto improbabili. Sono quindi fiducioso che, ancora una volta, il nostro cantone saprà affrontare la situazione, cogliendo le giuste opportunità, continuando a creare valore aggiunto e nuovi posti di lavoro.


L'INTERVISTA A HANS-ULRICH MÜLLER

Con quali strumenti lo Swiss Venture Club (SVC) cerca di promuovere le PMI, e come funziona concretamente questa attività?
Il ruolo dello SVC come promotore dell'imprenditoria è una questione che mi sta molto a cuore. Incentiviamo le PMI mettendo a loro disposizione una piattaforma di networking dove gli imprenditori possono scambiarsi know-how ed esperienze. In questo modo nascono nuovi progetti e nuovi posti di lavoro. Lo Swiss Venture Club si distingue per i suoi eventi, in particolare i Prix SVC, in cui con cadenza regolare vengono premiate aziende esemplari e fortemente radicate a livello regionale. Lo SVC porta queste perle imprenditoriali all'attenzione del grande pubblico, aiutandole così a ottenere una meritata attestazione di stima. I vincitori beneficiano della maggiore visibilità per le loro prestazioni eccellenti, con numerosi riscontri positivi da parte di clienti e fornitori. Inoltre, il legittimo orgoglio mostrato dai collaboratori contribuisce ad aumentare l'attrattività delle imprese vincitrici sul mercato del lavoro. I molteplici impulsi positivi producono quindi effetti favorevoli sull'andamento degli affari.

Le PMI svizzere sono chiamate ad affrontare numerose sfide. Secondo lei, quali provvedimenti potrebbero accrescere la concorrenzialità? E quali mezzi sono a disposizione?
È importante che le condizioni quadro in Svizzera consentano alle PMI di porre l'accento sull'innovazione. In altre parole l'onere amministrativo per le PMI dovrebbe essere contenuto al massimo, e in questo ambito in Svizzera c'è sicuramente un ulteriore margine di miglioramento. Anche gli aiuti iniziali per i neoimprenditori e la messa a disposizione di capitale di rischio per progetti innovativi sono aspetti importanti: con 'SVC – SA per il capitale di rischio delle PMI', lo SVC ha creato un veicolo che ci consente di investire in aziende dalle grandi potenzialità e di sostenerle finanziariamente nelle prime fasi della loro operatività.

Passiamo all'argomento della forza del franco: il settore industriale ne risulta fortemente danneggiato?
Il recente shock valutario lascerà tracce profonde nell'economia svizzera, di questo sono certo. Gli effetti saranno tuttavia diversi per ogni ditta: in funzione del modello operativo saranno necessari provvedimenti, per esempio miglioramenti dell'efficienza, outsourcing di processi, riduzioni sul versante dei costi, oppure una combinazione di tali misure. L'esperienza maturata in occasione delle crisi passate e dell'ultima rivalutazione del franco nel 2011 dovrebbero consentire alle PMI di gestire oggi le nuove sfide in maniera più efficace e flessibile. Sono altresì convinto che la BNS manterrà il corso euro-franco entro una fascia di oscillazione ragionevole, al fine di dare sufficiente ossigeno alle aziende.

Come giudica la capacità innovativa delle PMI svizzere? Che cosa si potrebbe migliorare?
La Svizzera si colloca regolarmente ai vertici di tutte le graduatorie dell'innovazione! Possiamo davvero essere fieri della nostra innovativa piazza industriale, intellettuale e finanziaria. È tuttavia essenziale continuare a promuovere la competitività globale della piazza economica svizzera, senza comprometterla attraverso un clima di instabilità politica o economica.

Le condizioni quadro in Svizzera sono sufficientemente buone per gestire le sfide globali?
La Svizzera vanta numerosi fattori e condizioni quadro ottimali in grado di creare terreno fertile per il tessuto imprenditoriale. I rappresentanti di industria e artigianato indicano spesso come fattori positivi la posizione centrale nel cuore dell'Europa, le ottime vie di collegamento e la popolazione plurilingue, nonché la disponibilità di personale specializzato, motivato e leale e le buone possibilità di formazione per i giovani. A ciò ci aggiunge la vicinanza e l'accesso a eccellenti poli di ricerca e strutture universitarie in tutta la Svizzera. Inoltre, un ruolo importante è svolto anche dalla stabilità delle condizioni quadro, con iter snelli in ambito politico e amministrativo.

Ritiene che la politica sia sufficientemente sensibile per recepire le esigenze delle PMI?
Personalmente, come imprenditore ho vissuto molte situazioni positive in cui politica ed economia sedevano allo stesso tavolo per trovare congiuntamente una soluzione. Lavorare assieme per un obiettivo comune: questo aspetto è particolarmente importante, e sono convinto che la politica sia pienamente consapevole dell'importanza delle PMI per l'economia svizzera. Le piccole e medie imprese sono la spina dorsale del nostro Paese! Devo purtroppo constatare che il numero di imprenditori politicamente attivi in prima persona è in continuo calo. In seno al processo politico va così persa una certa sensibilità per le istanze specifiche delle PMI. Affrontando tematiche di attualità rilevanti per le PMI in occasione dei suoi eventi, lo SVC cerca di apportare un contributo attivo anche in questo ambito, in modo da favorire una comunione d'intenti tra politica ed economia.

Interviste di Vanni Caratto e Roberto Giannetti

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Stranieri: aumento, ma meno veloce

27/04/2015 00:00

La popolazione che risiede in Svizzera è cresciuta "solo" del 3,2% l'anno scorso contro il 3,4% del 2013

BERNA - La popolazione straniera che risiede permanentemente in Svizzera è aumentata del 3,2% l'anno scorso (+60'393 persone), ossia meno che nel 2013 (+3,4%; +61'570 persone). Questa crescita è dovuta soprattutto all'incremento di immigrati europei (+3,8%) rispetto a quelli originari di altre regioni del mondo (+1,9%), secondo il rapporto pubblicato oggi dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM).

Il gruppo di stranieri che è aumentato maggiormente è quello dei kosovari (+10'208), davanti ai portoghesi (+9241), mentre il gruppo di immigrati ad aver registrato il maggior calo in cifre assolute è quello dei serbi (-9597). Ciò è riconducibile anzitutto al fatto che dall'indipendenza del Kosovo, nel 2008, numerosi cittadini di questo Paese residenti in Svizzera si fanno ora registrare come kosovari e non più come cittadini serbi.

Complessivamente, 1'947'023 stranieri risiedevano in modo permanente sul territorio svizzero a fine 2014, secondo il documento del SEM. Quasi due terzi di essi erano originari dell'UE/AELS.

Gli italiani (308'602) costituiscono sempre la comunità di stranieri più importante del Paese, seguiti dai tedeschi (298'6149), dai portoghesi (263'010), dai francesi (116'809) e dai kosovari (105'348).

L'anno scorso sono giunte in Svizzera complessivamente 152'106 persone (-2,1%), mentre 69'227 hanno lasciato il Paese (-1,5%). I principali motivi di immigrazione sono stati il lavoro (quasi il 49%), il ricongiungimento famigliare (30%) e la formazione (10%). I rifugiati "riconosciuti" rappresentano il 4,4% dei nuovi arrivati.

La cittadinanza svizzera è stata attribuita nel 2014 a quasi 33'000 persone, ciò corrisponde ad un calo del 2,6% rispetto all'anno prima. Un terzo di loro ha beneficiato di una naturalizzazione facilitata.

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Contro il lavoro nero a forze unite

27/04/2015 00:00

Il Controllo federale delle finanze alla SECO: serve maggiore collaborazione delle forze in campo

BERNA - I controlli a livello cantonale nell'ambito delle misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone vanno meglio coordinati con i provvedimenti volti a contrastare il lavoro nero. È quanto suggerisce il Controllo federale delle finanze (CDF) in un rapporto indirizzato alla Segreteria di Stato dell'economia (SECO). Per il CDF vi è una lacuna palese a livello di sinergie: una migliore collaborazione non farebbe che migliorare l'efficienza dei mezzi a disposizione dei cantoni per contrastare gli abusi nel mercato del lavoro.

Il CDF ha messo anche in rilievo lo squilibrio esistente in fatto di mezzi: le misure di accompagnamento usufruiscono di un sostegno finanziario tre volte superiore rispetto a quello attribuito alla lotta contro il lavoro nero. Per quanto riguarda le misure collaterali alla libera circolazione delle persone, il CDF indica che nel solo 2013 sono stati eseguiti 40 mila controlli. La Confederazione ha messo a disposizione 11,4 milioni di franchi. I controlli riguardanti il lavoro nero sono stati 12 mila e i mezzi a disposizione 4 milioni.

A tale proposito, nel rapporto si fa notare che i lavoratori distaccati e indipendenti rappresentano appena lo 0,7% del volume di lavoro in Svizzera, mentre si stima che i lavoratori in nero siano oltre un milione. Il CDF ha anche sottolineato le grandi divergenze tra cantoni in merito alle sanzioni inflitte alle imprese non in regola con le disposizioni. Si va dalla sospensione dei lavori ad ammende fino ad un massimo di 5 mila franchi. Attualmente un progetto del Consiglio federale prevede un aumento delle multe fino a 30 mila franchi. In alcuni casi le multe inflitte sembrano inoltre avere un'efficacia dissuasiva limitata: in 4 cantoni, per esempio, il tasso di incasso è inferiore al 50%. Stando al CFD, la Confederazione potrebbe inoltre spingere le commissioni paritetiche (padroni e sindacati) ad unirsi allo scopo di raggiungere una massa critica sufficiente che permetta controlli più efficaci.

La SECO ha promesso di tenere conto di questi consigli che saranno integrati negli accordi di sovvenzionamento dal 2017. Si esaminerà tra l'altro l'opportunità di un sostegno finanziario forfettario per i controlli delegati agli organi di esecuzione cantonali.

In effetti, il CDF ha constatato sensibili differenze tra un cantone e l'altro: un controllo sovvenzionato in una società attiva in Ticino costa 133 franchi, mentre nel Giura 1052 franchi. Per un controllo di persona si va dai 44 franchi di Ginevra ai 300 di Appenzello.

Il CDF chiede anche ai cantoni una strategia per quanto attiene alla scelta dei soggetti da controllare: oggi sono i responsabili dei controlli che decidono. Manca insomma un approccio sistematico.

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