L'alta tecnologia corre sui rulli

29/04/2015 00:00

Prix SVC Svizzera italiana 2015: intervista a Lorenzo Domeniconi

immagine

Le origini ticinesi, gli studi in Italia e il ritorno nel cantone come dipendente di un'azienda. Poi il salto di qualità, con l'acquisizione di un'impresa in difficoltà e la fusione con un'altra realtà svizzera. Così Lorenzo Domeniconi fa nascere nel 1992 GTK Timek, un gruppo specializzato nella produzione di rulli di alta precisione per applicazioni tecniche capace di competere in tutto il mondo. Con un asso nella manica: la gestione a tre punte dell'impresa con moglie e figlio. La società è tra le sei finaliste del Prix SVC Svizzera italiana di quest'anno, premio dedicato alle migliori realtà imprenditoriali della nostra regione.

«Le crisi possono sempre essere delle opportunità. Nel 1992 rilevai un'impresa in difficoltà, per non disperderne il know-how, integrai la meccanica di precisione di quella realtà - la Timek - con le tecniche di lavorazione della gomma di un'impresa di Zurigo (GTK): in questo modo riuscii a creare una proposta di prodotto nuova per il mercato che è ancora oggi il nostro punto di forza». Spiega Lorenzo Domeniconi, CEO di GTK Timek, che abbiamo intervistato.

LA STORIA
UNA PROPOSTA UNICA: ANIMA IN METALLO E RIVESTIMENTO

GTK Timek nasce dalla fusione di due diverse realtà svizzere. Nel 1992, anno di fondazione della Timek, ci fu un'importante crisi del settore meccanico. Nel tentativo di superare il periodo di crisi, la società aveva individuato un prodotto che, applicato alla meccanica, consentiva di diversificare la propria produzione e mantenere il know-how acquisito. Lo stesso anno venne costituita la GTK, preposta alla commercializzazione dei prodotti fabbricati dalla Timek.

Il 1998 vede la fusione delle due società che assumono la denominazione GTK Timek Group. Questa unione mira a proporre al mercato prodotti di alta qualità con la possibilità - unica tra le realtà del settore - di effettuare la lavorazione completa di un rullo all'interno dell'azienda (anima in metallo e rivestimento in gomma, poliuretano, silicone). Quello stesso anno la società ottiene la certificazione ISO 9001. Nel 1999 trasferisce la sua sede da Grancia a Rivera.

Nel 2005 viene costruito un nuovo stabile che consente l'installazione di impianti per la produzione interna di gomma, poliuretano e silicone.

Nel 2014 viene inoltrata la domanda di brevetto per un rullo innovativo di raffreddamento e riscaldamento. Nel contempo la società intraprende un ulteriore ampliamento logistico, con uno spazio produttivo di 6.000 metri quadri, per fare posto a nuovi laboratori tecnici, idonei alla ricerca e sviluppo, e a macchinari specifici. Con queste premesse il gruppo prosegue la propria espansione e consolida la propria posizione sul mercato.

Tutte le informazioni sul mercato del lavoro e sull'economia le trovi sul nostro sito web http://www.corriere.ch/economia


Informatica su misura per il cliente

28/04/2015 00:00

Prix SVC Svizzera italiana 2015: l'intervista a Stefano Doninelli

immagine

Le aziende e i privati in Ticino hanno bisogno di essere accompagnate nel mondo delle tecnologie informatiche. Pena la perdita di competitività e molti problemi a livello operativo ed organizzativo. È proprio a questo livello che interviene DOS Group di Besazio, e non solo per gli aspetti tecnici, ma anche per l'interfaccia con le risorse umane.La società è tra le sei finaliste del Prix SVC Svizzera italiana di quest'anno, premio dedicato alle migliori realtà imprenditoriali della nostra regione.

"Credo che gli imprenditori dovrebbero sfruttare meglio le capacità che i propri dipendenti acquisiscono personalmente con l'utilizzo dei mezzi tecnologici di uso comune. Penso che la tecnologia non possa aiutare nessuno se non viene digerita, capita e accettata", spiega Stefano Doninelli, fondatore e CEO della ditta, che abbiamo intervistato.

LA STORIA
ATTIVITÀ A 360 GRADI NEL MONDO DELLE TECNOLOGIE INFORMATICHE

Nata nel 2001, DOS Group si è affermata come una delle principali realtà ticinesi nel campo dell'IT (Information Technology), fornendo soluzioni informatiche a oltre 2.300 clienti distribuiti tra Svizzera, Italia, Francia, Germania, Europa dell'Est e America del Sud. L'azienda pone l'accento sulla qualità del lavoro fornito ai clienti. E questo standard elevato viene raggiunto grazie alla qualifica del personale, unita alla rete di partnership coltivata negli anni con i principali brand mondiali dell'informatica e delle telecomunicazioni (come per sempio HP, Apple, Microsoft e Swisscom). Grazie alle sue nove divisioni interne, DOS Group è in grado di proporsi ai privati e alle imprese ticinesi ed estere come un partner informatico unico, capace di gestire esigenze che spaziano dall'assistenza tecnica allo sviluppo di siti web e applicazioni mobile, dalla fornitura hardware e software all'erogazione di servizi di hosting e server farm. La società è stata fondata ed è tutt'ora diretta da Stefano Doninelli, che ricopre anche la funzione di responsabile per il Ticino del Soccorso Alpino Svizzera.

INTERVISTA DI ROBERTO GIANNETTI

Tutte le informazioni sul mercato del lavoro e sull'economia le trovi sul nostro sito web http://www.corriere.ch/economia


Solo innovando si può crescere ancora

27/04/2015 00:00

Prix SVC Svizzera italiana 2015: intervista a Gabriel Haering

immagine

Tutti i piani di sviluppo confermati. In autunno saranno disponibili i nuovi stabili con un raddoppio della superfice per la ricerca e sviluppo, gli investimenti proseguono con prospettive di nuove assunzioni in futuro. Alla Cerbios-Pharma di Barbengo, azienda di punta del farmaceutico ticinese, il ciclone del superfranco è stato vissuto con pragmatismo e sangue freddo: l'unico modo per evitare contraccolpi è raddoppiare gli sforzi in innovazione ed efficienza per rimanere competitivi. La società è tra le sei finaliste del Prix SVC Svizzera italiana 2015, premio dedicato alle migliori realtà imprenditoriali della nostra regione.

Il CEO Gabriel Haering traccia un quadro dell'azienda e spiega, in questa intervista, quali sfide attendono il settore.


LA STORIA
FOLATI RIDOTTI, PRODOTTI DI NICCHIA CONTRO I TUMORI

La Cerbios-Pharma è nata nel 1994 dalla fusione di tre realtà ticinesi esistenti fin dagli anni Settanta. L'azionariato è composto da quattro famiglie del cantone, ormai arrivate alla terza generazione, che hanno sempre reinvestito gli utili, permettendo all'azienda di continuare ad innovarsi e rimanere competitiva. La Cerbios-Pharma lavora solo in quello che si chiama B2B (business to business), cioè produce per case farmaceutiche, in tutto il mondo, che sviluppano e formulano i prodotti per poi distribuirli in diversi mercati. L'azienda è leader nel campo dei folati ridotti, prodotti di nicchia sviluppati all'inizio degli anni Ottanta, e ancora molto richiesti per la loro efficacia contro il cancro al retto.  

INTERVISTA DI VANNI CARATTO

Tutte le informazioni sul mercato del lavoro e sull'economia le trovi sul nostro sito web http://www.corriere.ch/economia


PMI più forti quando sono in rete

27/04/2015 00:00

Il prossimo 6 maggio verrà assegnato il Prix SVC Svizzera italiana 2015

immagine

In Ticino sono presenti piccole e medie aziende di tutto rispetto, a volte estremamente competitive e in piena espansione, e che meritano di essere sostenute. Lo Swiss Venture Club (SVC), un'associazione non profit indipendente di imprenditori per gli imprenditori che si propone di sostenere e promuovere le PMI, forza motrice dell'economia svizzera, organizza ogni due anni il PRIX SVC nella Svizzera italiana. In questo modo cerca di contribuire alla creazione e al mantenimento di posti di lavoro nel Paese.

Su questa iniziativa abbiamo intervistato Gabriele Zanzi, presidente della giuria Prix SVC Svizzera italiana e responsabile della clientela aziendale per la regione Ticino di Credit Suisse, e Hans-Ulrich Müller, presidente di Swiss Venture.


L'INTERVISTA A GABRIELE ZANZI

Da poche settimane le imprese svizzere devono far fronte al nuovo cambio euro-franco. Siamo in un quadro completamente mutato? Le aziende riusciranno a farvi fronte?
La revoca da parte della BNS del tasso di cambio minimo ha avuto come conseguenza un massiccio apprezzamento del franco. I prodotti e i servizi elvetici hanno subìto un forte rincaro rispetto a quelli esteri e il settore dell'export ha improvvisamente perso competitività sul piano dei prezzi, registrando in alcuni casi perdite contabili consistenti. Tra i principali settori elvetici, l'industria alberghiera e della ristorazione è tra le più colpite, come pure i settori orientati all'esportazione e il commercio al dettaglio. Quasi tutti i settori industriali ne risentiranno, anche se in misura diversa: oltre all'orientamento all'esportazione, anche l'entità dei margini, la quota di costi sostenuti in Svizzera e la sensibilità ai prezzi degli acquirenti giocano un ruolo importante. Sono convinto che le aziende supereranno questa crisi. Tuttavia, a breve termine e in alcuni casi, sarà necessario implementare decisioni difficili come per esempio ristrutturazioni aziendali e contenimento dei costi. Grazie alla qualità dei prodotti, alla capacità innovativa e a uno sforzo comune, ritengo che a medio termine le nostre aziende usciranno vincenti dalla situazione.

Lei pensa che basterà spingere ancora sull'innovazione per superare il divario dato dal nuovo cambio o ci saranno ricadute anche su orari di lavoro e occupazione?
È difficile dare una risposta generale perché ogni azienda rappresenta una realtà diversa. Le imprese che per esempio acquistano le materie prime all'estero beneficiano ora di una riduzione dei costi d'acquisto che in parte compensa gli effetti del rafforzamento del franco. Inoltre, ci sono delle tendenze in atto che possono rappresentare un'opportunità di crescita o un ulteriore rischio per talune aziende. Il progresso tecnologico e la crescente digitalizzazione dell'economia e della società rappresentano un'opportunità di crescita nel settore dei servizi IT. I cambiamenti demografici, con il crescente invecchiamento della popolazione nei Paesi industrializzati, determinano un costante aumento della domanda di prestazioni sanitarie, con ripercussioni positive sull'industria farmaceutica e della tecnologia medica. È chiaro che la capacità innovativa resta importante, ma ricordiamoci che l'innovazione richiede investimenti anche cospicui e a volte passano anni prima del lancio sul mercato. Quindi, a breve termine, alcune imprese saranno costrette a risparmiare sui costi per superare la situazione.

Fino a qualche mese fa si parlava di imprese estere che si trasferivano nel cantone per sfruttare le migliori condizioni quadro. Oggi c'è il rischio opposto, cioè che nostre imprese si trasferiscano all'estero?
In genere una simile decisione non è presa alla leggera e sulla base di una situazione temporanea. Occorre valutare attentamente se il risparmio ottenuto compensa eventuali benefici persi. A titolo di esempio lo Swiss made continua a rappresentare un fattore di successo distintivo per molte imprese. All'estero non sempre l'imprenditore trova le condizioni o la manodopera giuste. Non dimentichiamo poi che delocalizzare comporta costi notevoli.

Cosa può fare la politica cantonale e nazionale per migliorare le condizioni quadro?
Nel contesto attuale la politica può sostenere l'economia e l'imprenditorialità soprattutto continuando ad investire nella formazione, in particolare nei settori ad alto valore aggiunto e con interventi volti a ridurre la burocrazia e i costi di nuove regolamentazioni. Inoltre, sarebbe auspicale evitare in generale nuovi aggravi come tasse, imposte o altri contributi vari.

Quali sono i punti di forza delle imprese finaliste del Prix SVC che permettono di essere più competitive sul mercato?
Queste sei aziende si sono contraddistinte offrendo prestazioni eccellenti, affermandosi anche in condizioni di mercato difficili, adattandosi ai cambiamenti e creando nuovi posti di lavoro. Si tratta di aziende dinamiche e ancorate sul territorio contraddistinte da una forte capacità imprenditoriale. La loro vasta esperienza, il loro specifico know-how e la loro capacità innovativa le hanno portate all'attenzione della giuria che ha voluto premiarle.

Come vede il Ticino tra due anni?
Negli anni passati il Ticino ha dimostrato grande capacità di resistenza alle crisi. A due mesi dall'annuncio della BNS, il tasso di cambio tra euro e franco svizzero è risalito dai minimi toccati. Per il 2015 è probabile un sensibile rallentamento della crescita economica elvetica. Per contro, una recessione o addirittura una spirale deflazionistica appaiono piuttosto improbabili. Sono quindi fiducioso che, ancora una volta, il nostro cantone saprà affrontare la situazione, cogliendo le giuste opportunità, continuando a creare valore aggiunto e nuovi posti di lavoro.


L'INTERVISTA A HANS-ULRICH MÜLLER

Con quali strumenti lo Swiss Venture Club (SVC) cerca di promuovere le PMI, e come funziona concretamente questa attività?
Il ruolo dello SVC come promotore dell'imprenditoria è una questione che mi sta molto a cuore. Incentiviamo le PMI mettendo a loro disposizione una piattaforma di networking dove gli imprenditori possono scambiarsi know-how ed esperienze. In questo modo nascono nuovi progetti e nuovi posti di lavoro. Lo Swiss Venture Club si distingue per i suoi eventi, in particolare i Prix SVC, in cui con cadenza regolare vengono premiate aziende esemplari e fortemente radicate a livello regionale. Lo SVC porta queste perle imprenditoriali all'attenzione del grande pubblico, aiutandole così a ottenere una meritata attestazione di stima. I vincitori beneficiano della maggiore visibilità per le loro prestazioni eccellenti, con numerosi riscontri positivi da parte di clienti e fornitori. Inoltre, il legittimo orgoglio mostrato dai collaboratori contribuisce ad aumentare l'attrattività delle imprese vincitrici sul mercato del lavoro. I molteplici impulsi positivi producono quindi effetti favorevoli sull'andamento degli affari.

Le PMI svizzere sono chiamate ad affrontare numerose sfide. Secondo lei, quali provvedimenti potrebbero accrescere la concorrenzialità? E quali mezzi sono a disposizione?
È importante che le condizioni quadro in Svizzera consentano alle PMI di porre l'accento sull'innovazione. In altre parole l'onere amministrativo per le PMI dovrebbe essere contenuto al massimo, e in questo ambito in Svizzera c'è sicuramente un ulteriore margine di miglioramento. Anche gli aiuti iniziali per i neoimprenditori e la messa a disposizione di capitale di rischio per progetti innovativi sono aspetti importanti: con 'SVC – SA per il capitale di rischio delle PMI', lo SVC ha creato un veicolo che ci consente di investire in aziende dalle grandi potenzialità e di sostenerle finanziariamente nelle prime fasi della loro operatività.

Passiamo all'argomento della forza del franco: il settore industriale ne risulta fortemente danneggiato?
Il recente shock valutario lascerà tracce profonde nell'economia svizzera, di questo sono certo. Gli effetti saranno tuttavia diversi per ogni ditta: in funzione del modello operativo saranno necessari provvedimenti, per esempio miglioramenti dell'efficienza, outsourcing di processi, riduzioni sul versante dei costi, oppure una combinazione di tali misure. L'esperienza maturata in occasione delle crisi passate e dell'ultima rivalutazione del franco nel 2011 dovrebbero consentire alle PMI di gestire oggi le nuove sfide in maniera più efficace e flessibile. Sono altresì convinto che la BNS manterrà il corso euro-franco entro una fascia di oscillazione ragionevole, al fine di dare sufficiente ossigeno alle aziende.

Come giudica la capacità innovativa delle PMI svizzere? Che cosa si potrebbe migliorare?
La Svizzera si colloca regolarmente ai vertici di tutte le graduatorie dell'innovazione! Possiamo davvero essere fieri della nostra innovativa piazza industriale, intellettuale e finanziaria. È tuttavia essenziale continuare a promuovere la competitività globale della piazza economica svizzera, senza comprometterla attraverso un clima di instabilità politica o economica.

Le condizioni quadro in Svizzera sono sufficientemente buone per gestire le sfide globali?
La Svizzera vanta numerosi fattori e condizioni quadro ottimali in grado di creare terreno fertile per il tessuto imprenditoriale. I rappresentanti di industria e artigianato indicano spesso come fattori positivi la posizione centrale nel cuore dell'Europa, le ottime vie di collegamento e la popolazione plurilingue, nonché la disponibilità di personale specializzato, motivato e leale e le buone possibilità di formazione per i giovani. A ciò ci aggiunge la vicinanza e l'accesso a eccellenti poli di ricerca e strutture universitarie in tutta la Svizzera. Inoltre, un ruolo importante è svolto anche dalla stabilità delle condizioni quadro, con iter snelli in ambito politico e amministrativo.

Ritiene che la politica sia sufficientemente sensibile per recepire le esigenze delle PMI?
Personalmente, come imprenditore ho vissuto molte situazioni positive in cui politica ed economia sedevano allo stesso tavolo per trovare congiuntamente una soluzione. Lavorare assieme per un obiettivo comune: questo aspetto è particolarmente importante, e sono convinto che la politica sia pienamente consapevole dell'importanza delle PMI per l'economia svizzera. Le piccole e medie imprese sono la spina dorsale del nostro Paese! Devo purtroppo constatare che il numero di imprenditori politicamente attivi in prima persona è in continuo calo. In seno al processo politico va così persa una certa sensibilità per le istanze specifiche delle PMI. Affrontando tematiche di attualità rilevanti per le PMI in occasione dei suoi eventi, lo SVC cerca di apportare un contributo attivo anche in questo ambito, in modo da favorire una comunione d'intenti tra politica ed economia.

Interviste di Vanni Caratto e Roberto Giannetti

Tutte le informazioni sul mercato del lavoro e sull'economia le trovi sul nostro sito web http://www.corriere.ch/economia


Stranieri: aumento, ma meno veloce

27/04/2015 00:00

La popolazione che risiede in Svizzera è cresciuta "solo" del 3,2% l'anno scorso contro il 3,4% del 2013

BERNA - La popolazione straniera che risiede permanentemente in Svizzera è aumentata del 3,2% l'anno scorso (+60'393 persone), ossia meno che nel 2013 (+3,4%; +61'570 persone). Questa crescita è dovuta soprattutto all'incremento di immigrati europei (+3,8%) rispetto a quelli originari di altre regioni del mondo (+1,9%), secondo il rapporto pubblicato oggi dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM).

Il gruppo di stranieri che è aumentato maggiormente è quello dei kosovari (+10'208), davanti ai portoghesi (+9241), mentre il gruppo di immigrati ad aver registrato il maggior calo in cifre assolute è quello dei serbi (-9597). Ciò è riconducibile anzitutto al fatto che dall'indipendenza del Kosovo, nel 2008, numerosi cittadini di questo Paese residenti in Svizzera si fanno ora registrare come kosovari e non più come cittadini serbi.

Complessivamente, 1'947'023 stranieri risiedevano in modo permanente sul territorio svizzero a fine 2014, secondo il documento del SEM. Quasi due terzi di essi erano originari dell'UE/AELS.

Gli italiani (308'602) costituiscono sempre la comunità di stranieri più importante del Paese, seguiti dai tedeschi (298'6149), dai portoghesi (263'010), dai francesi (116'809) e dai kosovari (105'348).

L'anno scorso sono giunte in Svizzera complessivamente 152'106 persone (-2,1%), mentre 69'227 hanno lasciato il Paese (-1,5%). I principali motivi di immigrazione sono stati il lavoro (quasi il 49%), il ricongiungimento famigliare (30%) e la formazione (10%). I rifugiati "riconosciuti" rappresentano il 4,4% dei nuovi arrivati.

La cittadinanza svizzera è stata attribuita nel 2014 a quasi 33'000 persone, ciò corrisponde ad un calo del 2,6% rispetto all'anno prima. Un terzo di loro ha beneficiato di una naturalizzazione facilitata.

Tutte le informazioni sul mercato del lavoro e sull'economia le trovi sul nostro sito web http://www.corriere.ch/economia


Contro il lavoro nero a forze unite

27/04/2015 00:00

Il Controllo federale delle finanze alla SECO: serve maggiore collaborazione delle forze in campo

BERNA - I controlli a livello cantonale nell'ambito delle misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone vanno meglio coordinati con i provvedimenti volti a contrastare il lavoro nero. È quanto suggerisce il Controllo federale delle finanze (CDF) in un rapporto indirizzato alla Segreteria di Stato dell'economia (SECO). Per il CDF vi è una lacuna palese a livello di sinergie: una migliore collaborazione non farebbe che migliorare l'efficienza dei mezzi a disposizione dei cantoni per contrastare gli abusi nel mercato del lavoro.

Il CDF ha messo anche in rilievo lo squilibrio esistente in fatto di mezzi: le misure di accompagnamento usufruiscono di un sostegno finanziario tre volte superiore rispetto a quello attribuito alla lotta contro il lavoro nero. Per quanto riguarda le misure collaterali alla libera circolazione delle persone, il CDF indica che nel solo 2013 sono stati eseguiti 40 mila controlli. La Confederazione ha messo a disposizione 11,4 milioni di franchi. I controlli riguardanti il lavoro nero sono stati 12 mila e i mezzi a disposizione 4 milioni.

A tale proposito, nel rapporto si fa notare che i lavoratori distaccati e indipendenti rappresentano appena lo 0,7% del volume di lavoro in Svizzera, mentre si stima che i lavoratori in nero siano oltre un milione. Il CDF ha anche sottolineato le grandi divergenze tra cantoni in merito alle sanzioni inflitte alle imprese non in regola con le disposizioni. Si va dalla sospensione dei lavori ad ammende fino ad un massimo di 5 mila franchi. Attualmente un progetto del Consiglio federale prevede un aumento delle multe fino a 30 mila franchi. In alcuni casi le multe inflitte sembrano inoltre avere un'efficacia dissuasiva limitata: in 4 cantoni, per esempio, il tasso di incasso è inferiore al 50%. Stando al CFD, la Confederazione potrebbe inoltre spingere le commissioni paritetiche (padroni e sindacati) ad unirsi allo scopo di raggiungere una massa critica sufficiente che permetta controlli più efficaci.

La SECO ha promesso di tenere conto di questi consigli che saranno integrati negli accordi di sovvenzionamento dal 2017. Si esaminerà tra l'altro l'opportunità di un sostegno finanziario forfettario per i controlli delegati agli organi di esecuzione cantonali.

In effetti, il CDF ha constatato sensibili differenze tra un cantone e l'altro: un controllo sovvenzionato in una società attiva in Ticino costa 133 franchi, mentre nel Giura 1052 franchi. Per un controllo di persona si va dai 44 franchi di Ginevra ai 300 di Appenzello.

Il CDF chiede anche ai cantoni una strategia per quanto attiene alla scelta dei soggetti da controllare: oggi sono i responsabili dei controlli che decidono. Manca insomma un approccio sistematico.

Tutte le informazioni sul mercato del lavoro e sull'economia le trovi sul nostro sito web http://www.corriere.ch/economia


Tre studenti su quattro hanno anche un lavoro

23/04/2015 00:00

Gli introiti di questa attività rappresentano in media il 40% delle loro risorse

NEUCHÂTEL - Tre quarti degli studenti in Svizzera esercita un'attività lucrativa durante il percorso accademico. Nel 2013, gli introiti di questi lavori rappresentavano in media circa il 40% delle loro risorse, ha indicato oggi l'Ufficio federale di statistica (UST).

Gli studenti disponevano in media di 2'000 franchi al mese, quando per il corso di studi dovevano sborsare 1'321 franchi al semestre. Rispetto al 2005, la quota di studenti lavoratori è calata dal 78% al 75%. La maggioranza di coloro che non svolgono alcuna attività lucrativa (72%), dichiara che il carico di studi è troppo elevato, mentre altri (38%) semplicemente non ne hanno bisogno.

Oltre la metà delle entrate (51%) proviene comunque dalla famiglia, il 39% dal lavoro, il 5% dai sussidi (borse di studio o prestiti) e il rimanente 5% da altre fonti. Fra gli studenti che beneficiano di sussidi, l'84% ha ottenuto una borsa di studio, il 9% una borsa e un prestito e il 7% solamente un prestito.

La maggior parte degli studenti (61%) non vive dai genitori durante i corsi. Rispetto ad altri 28 Paesi europei, in Svizzera le entrate da lavoro sono più importanti, mentre è più bassa la quota di sussidi, spiega l'UST.

Dal 2005 i costi di studio sono rimasti piuttosto stabili, passando da 1296 franchi a 1321 per semestre. Questo è stato possibile grazie a due tendenze opposte: da una parte l'aumento delle tasse, dall'altra il calo di costi per l'acquisto di libri e materiale.

Tutte le informazioni sul mercato del lavoro e sull'economia le trovi sul nostro sito web http://www.corriere.ch/economia


BAK Nel Sud della Svizzera la crescita segna il passo

23/04/2015 00:00

Pesano il franco forte e l’iniziativa sulle residenze secondarie

Nei prossimi due anni il Sud della Svizzera vivrà una congiuntura meno dinamica che il resto del Paese: la previsione è dell’istituto economico BAK Basel, che per la regione Ticino-Grigioni-Vallese pronostica nel 2015 una variazione nulla del PIL (0,0%), mentre per il 2016 si attende una crescita dell’1,1%. I dati sono stati presentati nell’ambito di un convegno a Basilea. A livello nazionale – come già reso noto il 10 marzo – gli economisti renani puntano su un’espansione dell’1,0% quest’anno, dell’1,8% nei dodici mesi successivi e del 2,1% nel 2017.
Tornando ai pronostici regionali la triade Ticino-Grigioni-Vallese (non sono disponibili dati disaggregati per i tre cantoni, che presentano economie peraltro assai differenti) mostra la crescita più bassa fra le sette regioni in cui BAK Basel ha diviso la Svizzera. Anche per quanto riguarda l’impiego il «mezzogiorno elvetico» non è destinato a brillare: il numero di occupati è atteso in calo sia nel 2015 (–0,9%), sia nel 2016 (–0,1%), mentre tutte le altre zone presentano variazioni positive.

«Le ragioni della minore crescita – spiega al CdT Reto Krummenacher, responsabile della regione Svizzera per BAK Basel – risiedono sugli effetti dell’iniziativa sulle residenze secondarie sul settore delle costruzioni, che saranno più grandi in questi tre cantoni che nel resto del Paese, e sugli effetti del franco forte sul turismo, che nel sud del Paese ha un’importanza superiore alla media nazionale».

Interessanti sono anche le aspettative sul corso dell’euro, che è visto a 1,09 franchi nel 2015, a 1,13 nel 2016 e a 1,15 nel 2017.  Anche il dollaro dovrebbe rafforzarsi, secondo la seguente tabella di marcia: 1,02-1,12-1,14. Attualmente la moneta americana è scambiata a circa 0,98. Ma proprio oggi l’euro è scivolato temporaneamente sotto 1,03. «Noi siamo sempre del parere – sottolinea Krummenacher – che il cambio euro-franco andrà verso 1,10, anche se attualmente la moneta unica si sta indebolendo ». Le previsioni si fanno peraltro assai diverse se si ipotizza un’uscita della Grecia dall’Eurozona: BAK Basel vede l’euro crollare a 0,85 nel terzo trimestre e risalire solo a 0,90 nel quarto.

Tutte le informazioni sul mercato del lavoro e sull'economia le trovi sul nostro sito web http://www.corriere.ch/economia


Svizzera: più lavoro con orari flessibili e tempo parziale.

23/04/2015 00:00

La spinta del mercato e delle famiglie. Cambia l’organizzazione delle aziende

Poco meno della metà dei dipendenti esercitano la loro attività professionale secondo orari flessibili, uno su cinque lavora regolarmente di sabato e uno su dieci di domenica. Lo afferma l’Ufficio di statistica (UST) nella sua rilevazione della forza lavoro in Svizzera (Rifos) per il 2014.

Il lavoro flessibile (44,6% nel 2014; 41,7% nel 2004) è più diffuso tra gli uomini (51,1%) rispetto alle donne (37,6%), così come tra i dipendenti con una formazione superiore e universitaria (62,3%). Per i lavoratori senza una formazione postobbligatoria la percentuale scende al 17,9%. L’UST afferma anche che nel giro di dieci anni la quota di occupati a tempo parziale è salita dal 31,7% al 36,0%. Sempre più uomini lavorano a tempo parziale: se venti anni fa erano l’8%, nel 2014 si è passati al 16%, come risulta dai dati dell’Ufficio federale di statistica. Sono comunque soprattutto le donne a fare questa scelta (sei su dieci). Aumenta anche la quota dei padri con bambini in età scolastica che optano per il tempo ridotto. In venti anni sono passati dal 3,5 all’11%. La parte di coppie con figli sotto i 14 anni in cui ambedue i genitori hanno un’occupazione parziale è oggi del 6,5%, quattro volte più alta del 1992. È invece diminuita la quota di coppie in cui l’uomo lavora a tempo pieno e la donna fa la casalinga.
Con figli sotto i 7 anni si è passati dal 61% del 1992 al 27% dell’anno scorso. Il modello oggi più diffuso è quello in cui l’uomo lavora a tempo pieno e la donna a tempo ridotto.

Proporzionalmente, afferma ancora l’UST, sono le donne a lavorare di più di sabato (22,3%), mentre per gli uomini la percentuale si attesta al 18,8%. Lo stesso si può dire per il lavoro domenicale: 11,3% per le donne, 9,9% per gli uomini. Dalle statistiche risulta inoltre che il 5% degli occupati lavora regolarmente di notte (tra le donne sono il 4,2%; tra gli uomini il 5,7%). Tra le donne il grado di formazione non sembra avere alcun influsso sul lavoro notturno, mentre tra gli uomini quelli con una formazione di grado secondario sono più del doppio a lavorare di notte rispetto a quelli con una formazione di grado terziario (il 10% contro il 4,3%).

L’anno scorso, poi, il 17,1% degli occupati lavorava regolarmente di sera. In questo caso il grado di formazione ha un influsso: le persone titolari di una formazione di grado secondario I, cioè fino alla scuola media, lavorano più spesso la sera (21,2%) rispetto a quelle con una formazione post-obbligatoria (16,6%) o terziaria (16,5%).
Nel 2014 il lavoro su chiamata interessava il 4,8% dei dipendenti. Questo modello di lavoro è nettamente più diffuso tra le donne (6,1%) che tra gli uomini (3,7%), come pure tra le persone con una formazione di grado secondario I (7,6%) rispetto a quelle con una formazione di grado terziario (3,1%). Nel primo gruppo (secondario I) le donne che lavorano su chiamata (9,9%) sono quasi il doppio degli uomini (5,0%).

Il 7,3% delle persone occupate lo scorso anno aveva inoltre più di un lavoro. Il fenomeno è nettamente più diffuso tra le donne (9,6%) che tra gli uomini (5,3%). La differenza è particolarmente netta fra le persone con una formazione di grado secondario I: tra loro, le donne che hanno più di un lavoro (11,7%) sono più del triplo degli uomini (3,5%).

Il 7,4% dei dipendenti possedeva nel 2014, infine, un contratto a tempo determinato, il 2,4% per una durata inferiore ai sei mesi. In questo contesto il sesso e il grado di formazione non sembrano avere grande incidenza; tuttavia ad avere più spesso un contratto di questo tipo sono le donne con una formazione terziaria (11,2%).

Tutte le informazioni sul mercato del lavoro e sull'economia le trovi sul nostro sito web http://www.corriere.ch/economia