Cala la fatica a trovare personale specializzato

16/11/2016 00:00

Tanto risulta da uno studio di Manpower secondo cui solo il 20% delle società interpellate denuncia ancora difficoltà in questo senso - Un anno fa la percentuale era del 31%

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ZURIGO/GINEVRA - Le imprese elvetiche fanno meno fatica a reclutare il personale specializzato di cui hanno bisogno. È quanto risulta da uno studio di Manpower, in cui si specifica che solo il 20% delle società interpellate - la quota più bassa dal lancio del primo studio studio undici anni fa - denuncia ancora difficoltà in tal senso. Un anno fa tale percentuale era ancora del 41%.

La diminuzione constatata da un anno all'altro si spiega col fatto che nel frattempo le imprese hanno saputo adottare le misure adeguate per occupare i posti vacanti, anche offrendo ai propri collaboratori la possibilità di riqualificarsi, indica una nota odierna di Manpower che ha interpellato 750 ditte elvetiche nel corso del terzo trimestre 2016.

Il 67% dei datori di lavoro ha deciso di offrire ai propri impiegati la possibilità di seguire una formazione supplementare, ha indicato il direttore ad interim di Manpower Svizzera, Herbert Beuchat, citato nel comunicato. Nel 2015 solo il 32% aveva preso in considerazione una simile possibilità.

Per Beuchat questa scelta ha implicazioni positive per tutti. Consente agli impiegati di adeguarsi più facilmente ai cambiamenti e ai datori di lavoro di "fidelizzare" i propri collaboratori. Nel 2016 solo il 16% delle aziende consultate non aveva alcuna strategia per sormontare la difficoltà di ingaggiare personale qualificato, contro il 43% dell'anno precedente.

Al pari dell'anno scorso, i datori di lavoro si sono lamentati in primo luogo dell'assenza di competenze tecniche o specializzate dei propri collaboratori, in particolare per quanto riguarda l'informatica o le lingue. Nel 2015 un manager su due faceva stato di tali difficoltà, mentre un anno più tardi tale percentuale è scesa al 28%.

Per il settimo anno consecutivo, i datori di lavoro denunciano in particolare la mancanza di operai qualificati. Seguono i quadri e i direttori d'azienda.

La penuria di operai qualificati non è un fenomeno confinato alla sola Svizzera, ma comune anche ad altri Paesi, precisa nella sua nota Manpower che ha svolto lo studio in 43 Stati contattando 42'341 dirigenti. Il Giappone è il Paese che in generale fa più fatica a reclutare talenti, soprattutto a causa dell'invecchiamento della popolazione. L'86% dei datori di lavoro ha segnalato difficoltà in tal senso.

I Cinesi, invece, sono quelli che hanno meno difficoltà (10%). In Europa, il 49% dei datori di lavoro tedeschi fa fatica ad ingaggiare personale specializzato, mentre austriaci (34%), italiani (31%) e francesi (23%) se la cavano meglio. Nel 2016, a livello mondiale il 40% delle società non ha potuto reclutare il personale di cui aveva bisogno.

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Ticino Il digitale spinge la moda

21/10/2016 00:00

A Pura il Fashion Digital Lab di NetComm Suisse – Ribkoff sbarca a Lugano

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Moda e digitalizzazione: un binomio vincente, come vincente può essere il ruolo di Lugano nella nuova fase di una grande firma mondiale della moda. Lo ha affermato Catia D’Ascenzo, vice presidente per le attività commerciali in Europa della Joseph Ribkoff, produttrice e distributrice di abbigliamento femminile «se e sofisticato», con sede a Montréal Dopo essersi sviluppata nelle Americhe, punta ora soprattutto sull’Europa, ove ha 2.500 punti vendita che generano il 50% del fatturato globale. Il nuovo ufficio di Lugano coordinerà tutta l’attività europea e gestirà la transizione verso il nuovo modello multicanale di business, con vendite via web accanto ai negozi tradizionali. L’annuncio della D’Ascenzo è venuto in occasione dell’evento di due giorni, promosso da NetComm Suisse presso la Franklin University Switzerland di Lugano ed oggi presso l’UBS di Manno, dedicato all’imprenditorialità digitale applicata al settore della moda.

G.L.T.

Un’evoluzione che interessa molte aziende, per la quale tuttavia si registra una penuria di figure professionali altamente specializzate, come ha sottolineato Carlo Terreni, direttore generale di NetComm Suisse Association, che raggruppa 185 aziende. Proprio per far favorire l’interazione fra i diversi attori economici, tecnologici e della formazione, accogliere talenti e start-up innovative nel settore della moda, Terreni ha rivelato che il Fashion Digital Lab, annunciato nell’aprile scorso, sorgerà a Pura. E già si pianifica, attraverso una cordata di imprenditori locali, l’apertura nel 2017 di un secondo polo a Pazzallo, con un investimento ulteriore di 1,5 milioni di franchi. I fondi saranno sbloccati con la conferma da parte di NetComm Suisse dell’apertura dell’Academy&Lab a Lugano, portando così all’insediamento di un’importante azienda del digitale in Ticino. Terreni ha ricordato come nel settore della moda la quota di acquisti via web sia ormai dell’ordine del 15-25% a seconda delle marche, e per alcune ben maggiore ed in continua crescita. Nel corso dei lavori responsabili di brand consolidate e di start-up al cui successo la digitalizzazione delle vendite e del servizio alla clientela, hanno portato la loro testimonianza.

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KOF Per i giovani lavoratori la Svizzera resta attrattiva

19/10/2016 00:00

La Svizzera nel raffronto internazionale offre condizioni di lavoro molto buone per i giovani.

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In Europa, tra il 2008 e il 2014, solo nella Confederazione e in Norvegia la qualità del lavoro per chi entra o è da poco sul mercato occupazionale è migliorata. È quanto ha indicato ieri il Centro di ricerca congiunturale del Politecnico di Zurigo (KOF).

L’istituto di ricerca traccia l’evoluzione delle condizioni di lavoro dalla crisi del 2008. In Svizzera, contrariamente a quanto avvenuto nell’UE, la qualità dell’impiego è migliorata. Rispetto al 2008 vi sono meno giovani costretti a lavorare a tempo parziale. Anche il rischio di vivere in povertà malgrado un’occupazione è diminuito. Nel 2014 nella Confederazione l’indice si è fissato a 5,76, contro un 5,62 nel 2008 (la valutazione massima è il 7). Il voto supera quello di tutti i Paesi dell’UE. Nell’indice globale, che oltre alla qualità comprende anche il grado di occupazione, il sistema formativo e la facilità di accesso al mercato del lavoro, la Svizzera mostra qualche difficoltà. Nel 2014 il voto è stato di 5,7 (5,76 nel 2013), che piazza la Confederazione al secondo posto dopo la Danimarca (5,74) e circa un punto sopra la media dell’UE-28 (4,78). Il peggioramento dipende in particolare dagli indicatori «tasso di disoccupazione di lunga durata» e «impiego temporaneo». Quest’ultimo aspetto potrebbe essere spiegato con l’aumento degli stage effettuati prima di ottenere un contratto di lavoro di lunga durata.

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Economia Il commercio resta al buio

17/10/2016 00:00

Anche l’associazione di categoria locarnese aderisce all’azione vetrine spente per Halloween Il presidente Caroni: «Serve un cambiamento di mentalità, anche da parte del consumatore»

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(Foto Archivio CdT)

SI SPEGNERANNO? La SCIA invita i suoi soci ad aderire all'iniziativa del 31 ottobre, ma è difficile dire quanti negozianti, anche in piazza Grande, oscureranno le vetrine.

BARBARA GIANETTI LORENZETTI

Una crisi della quale non si vede la fine. Un’immobilità – quando non è flessione – dalla quale il commercio del Locarnese (così come quello del resto del cantone) fatica ad emergere, rimanendo immerso in un buio figurato. Che si trasformerà in oscurità reale il prossimo 31 ottobre, quando anche i negozianti affacciati sul Verbano dovrebbero prender parte all’azione vetrine spente, promossa da Cristina Maffeis, titolare di due attività a Muralto e Bellinzona. All’iniziativa pensata per la notte di Halloween ha dapprima aderito la Società commercianti della Capitale, seguita poi da quella di Chiasso. Ora, dunque, anche la Società commercianti, artigiani e industriali del Locarnese (SCIA) ha deciso di invitare i propri aderenti a partecipare all’azione dimostrativa. Pensata per sensibilizzare sulla situazione in cui si dibattono soprattutto i piccoli commerci.

E per rendersi conto che nemmeno nella nostra regione si sorride, basta fare due passi in piazza Grande e nei suoi dintorni. Numerosi sono infatti gli spazi lasciati vuoti da negozi che hanno cessato l’attività negli ultimi mesi e ancora non occupati. Inoltre spesso chi continua a lavorare, lo fa con grande fatica. «Per le aziende familiari – commenta Giovanni Caroni , presidente della SCIA – è diventato davvero difficile riuscire ad andare avanti. Tant’è vero che molti negozi (soprattutto in centro) sono stati sostituiti da punti vendita di società di servizi oppure da filiali di catene commerciali nazionali e internazionali». Fra le difficoltà denunciate dalla promotrice dell’azione vetrine spente, quella legata agli affitti, sempre più pesanti per le cifre d’affari in costante calo e che i proprietari d’immobili non sarebbero disposti ad abbassare, nonostante i tassi d’interesse ai minimi storici. La situazione è così anche nel Locarnese? «In effetti – risponde Caroni al CdT – quello delle pigioni elevate può diventare un problema, peraltro sollevato anche dai colleghi di Lugano. Devo però anche dire che sono a conoscenza di casi in cui i commercianti hanno chiesto e ottenuto una riduzione dell’affitto».

A pesare sulla crisi del settore, aggiunge il presidente della SCIA, rimane comunque forte la concorrenza. Anzi, due tipi di concorrenza. «Quella – specifica – del commercio online, che ora comincia a farsi sentire in modo abbastanza determinante anche da noi. E quella, ormai ben conosciuta, con l’Italia». Un tema di grande attualità, quest’ultimo, che non smette di far discutere, «e che non è sicuramente facile da contrastare – prosegue Caroni -. Del resto, lo abbiamo già detto e ripetuto: da noi gli operatori del settore non hanno più margini di manovra per agire sui prezzi e non si può però nemmeno condannare il consumatore che fa la spesa oltre frontiera, arrivando a risparmiare anche il 30 per cento». Un gatto che si morde la coda, insomma.

«Quel che ci serve – prosegue il presidente dell’associazione locarnese di categoria – è un cambiamento di mentalità. Se i commercianti sono chiamati a fare ogni sforzo per soddisfare il cliente, se alla politica si chiede di creare condizioni quadro favorevoli, anche il consumatore dovrebbe fare la sua parte, cercando – nel limite del possibile – di far capo alle attività locali. Mettendo sul piatto della bilancia anche l’indotto dello shopping al di qua della frontiera. Si pensi agli affitti versati di cui parlavamo prima, ai salari garantiti al personale, alla formazione degli apprendisti, agli investimenti effettuati in vari ambiti dai negozianti. Un circolo virtuoso, insomma, che andrebbe favorito in ogni modo». E per sensibilizzare ulteriormente il pubblico sulla necessità di sostenere l’economia cantonale la SCIA aveva ideato la campagna Original Ticino, alla quale hanno aderito diverse altre società di categoria e che sarà rilanciata a breve con nuove iniziative.

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Tirocinio Ancora in 35 senza meta

15/10/2016 00:00

Il gruppo operativo per il collocamento ha trovato una soluzione per 145 giovani su 180 Rita Beltrami: «Privi di un posto i casi più problematici e fra loro c’è chi non si fa reperire»

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(Foto Maffi)

QUESTIONE DI SCELTE La maggior parte dei giovani che optano per un apprendistato s'inserisce nel settore artigianale-artistico-industriale.

MASSIMO SOLARI

Molti, ma non ancora tutti. Lo speciale Gruppo operativo per il collocamento a tirocinio (GCT), istituito dalla Divisione della formazione professionale del DECS, è riuscito a trovare una soluzione per 145 giovani che a fine agosto si trovavano ancora senza un posto di apprendistato. Sono invece una trentina – 35 secondo i dati ufficiali di inizio ottobre – quelli tutt’ora senza meta. «Il nostro lavoro si esaurirà con la fine del mese» indica in tal senso Rita Beltrami, a capo dell’Ufficio dell’orientamento scolastico e professionale, aggiungendo che il bilancio conclusivo della campagna verrà presentato in una conferenza stampa a metà novembre. In merito ai giovani che al termine della scorsa estate si erano annunciati al GCT, Beltrami dunque precisa: «Dei 99 ragazzi che aveva no proceduto con un’autosegnalazione, in 68 casi abbiamo individuato uno sbocco. Per quanto concerne invece gli 81 indecisi al termine delle scuole medie, ben 77 sono riusciti a trovare una collocazione». In questo quadro va quindi spiegato che c’è chi è riuscito a strappare un contratto d’apprendistato, chi ha deciso di intraprendere una scuola post-obbligatoria o ancora chi ha optato per un periodo di stage.

«Il gruppo operativo e i diversi ispettori di tirocinio hanno svolto un lavoro prettamente di collocamento, alla ricerca di nuovi posti» rileva Beltrami, menzionando le due ipotesi attorno alle quali si è operato: «Per il loro collocamento, i giovani che abbiamo trattato hanno presentato un indirizzo principale e un’alternativa». Una procedura necessaria, questa, dal momento che alla fine dell’estate alcuni settori – come quello del commercio – non disponevano praticamente più di posti di tirocinio.

Ma come si comportano i differenti ragazzi di fronte a un’eventuale cambio di programma? abbiamo chiesto a Beltrami: «Alcuni si adattano, altri no. E questi ultimi sono i casi più difficili da gestire. Mi riferisco a giovani che magari rinunciano a uno stage dopo solo mezza giornata, quando servirebbe un po’ più di tempo per valutare il posto offerto». Sempre in tal senso v’è però un’altra problematica con la quale gli orientatori e gli ispettori del GCT hanno dovuto confrontarsi. «Purtroppo succede che alcuni giovani che si erano autosegnalati, e per i quali stiamo cercando una sistemazione, non si rendono reperibili» riconosce Beltrami. Per poi sottolineare come per la trentina di ragazzi non ancora collocati è per contro «fondamentale mantenere un filo aperto con i vari ispettori di tirocinio».

In calo i frontalieri

Quando mancano all’incirca due settimane al termine della campagna di collocamento – e con alcuni giovani a cui proprio in questi giorni sono stati proposti degli stage – Beltrami giudica comunque positiva l’attività del GCT. «Quest’anno trovo che vi sia stato un leggero miglioramento, anche se, va detto, ogni anno presenta delle sue particolarità e un giudizio completo lo si potrà fornire solo a bocce ferme». In ogni caso, e come già riscontrato nel 2015, «si conferma il calo dei posti di apprendistato messi a disposizione di frontalieri». Lo sguardo va tuttavia allargato e non basta solo riconvertire queste opportunità a favore dei residenti. Beltrami fa l’esempio del ramo artigianale o dell’edilizia, dove di norma gli apprendistati andavano anche a giovani italiani. «Ma ad agosto – sottolinea la nostra interlocutrice – per queste professioni non figurava alcun contratto scoperto».

Più in generale i dati presentati il 18 agosto dal DECS indicavano che delle 4.762 aziende formatrici interpellate, erano 1.277 quelle disposte a offrire un tirocinio (1.410 nel 2015). Il tutto per un totale di 3.074 posti (erano 3.108 l’anno scorso). E a fronte della trentina di giovani a oggi non ancora collocati, due mesi fa erano 1.854 i giovani con in mano un contratto e tra questi 500 frontalieri.

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Ginevra La preferenza? «Meglio se volontaria»

14/10/2016 00:00

Il consigliere di Stato Mauro Poggia (MCG) spiega come favorire i residenti nel settore pubblico e parapubblico Ora si vuole coinvolgere anche il privato, ma senza obblighi – Prima i nostri? «Utile solo come mezzo di pressione»

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ALLA FRONTIERA Nel Canton Ginevra lavorano circa 80.000 frontalieri. La disoccupazione è al 5,5%.

Fa parlare di sé in questi tempi il «modello ginevrino». Se ne parla a Berna, dove il Parlamento sta tentando di estrarre dal cilindro una preferenza indigena che favorisca i residenti senza cozzare con la libera circolazione; e ne parla a Bellinzona, dove la trasformazione di «Prima i nostri» in misure concrete già sfocia nei primi litigi.

A Ginevra una sorta di preferenza indigena viene applicata dal 2012 nell’amministrazione cantonale e nelle istituzioni di diritto pubblico, dal 2015 anche negli enti sovvenzionati dallo Stato come l’ospedale, le case anziani, alcuni attori culturali. Si tratta dunque di una misura che va a toccare l’ambito pubblico o vicino al pubblico, mentre resta esclusa l’economia privata. Anche se, come ci spiega il consigliere di Stato Mauro Poggia del Mouvement citoyens genevois (MCG), in realtà si sta cercando di sensibilizzare anche i datori di lavoro privati.

Partiamo da quello che già esiste. Come funziona il modello ginevrino? Il dipartimento cantonale o l’istituzione parastatale che ha un posto di lavoro vacante deve segnalarlo all’ufficio cantonale del lavoro almeno 10 giorni prima della pubblicazione del concorso. L’ufficio fa sapere entro 5 giorni se ha dei profili corrispondenti tra le persone che si sono annunciate perché in cerca di un impiego. In caso affermativo, trasmette all’ente in questione al massimo cinque nominativi.

Queste persone devono obbligatoriamente essere invitate per un colloquio. In seguito vengono integrate nella normale procedura di selezione (assieme quindi ad altri eventuali candidati) ma a parità di competenze vengono favorite. Infine l’ente coinvolto deve far sapere alle autorità cantonali se ha assunto una delle persone indicate; in caso negativo deve motivare la scelta, e anche indicare se il lavoratore prescelto avrà bisogno di un nuovo permesso di soggiorno.

Non sono previste sanzioni e neppure un diritto di veto da parte delle autorità cantonali, precisa Poggia, che dal 2013 è alla testa del Dipartimento dell’impiego, socialità e sanità. È il primo esponente del MCG ad accedere al Governo ginevrino, e già era stato il primo consigliere nazionale. Oggi il movimento, che ha molti punti in comune con la Lega dei ticinesi, conta un esponente a Berna, un ministro cantonale e 17 granconsiglieri su 100.

«Preferiamo mantenere un’atmosfera positiva, evitando eccessive costrizioni e minacce. Se mostriamo che abbiamo le competenze ricercate dai vari enti, sono loro stessi ad avere interesse a rivolgersi a noi». E infatti, continua Poggia, «la preferenza indigena nel settore pubblico e parapubblico sta ormai diventando un automatismo».

Qualche caso insoddisfacente c’è stato; ad esempio nei media si è letto di una fondazione per disabili che ha assunto due frontalieri mentre altri profili equivalenti di residenti erano a disposizione; dettaglio piccante: i neoassunti provenivano dallo stesso villaggio francese del vicedirettore della fondazione. «Nei pochi casi in cui il sistema non ha funzionato siamo intervenuti direttamente presso le risorse umane dell’ente in questione», si limita a commentare il consigliere di Stato, che aggiunge anche qualche cifra. «Oggi oltre il 60% delle persone assunte vengono indicate dall’Ufficio del lavoro». Più precisamente, l’anno scorso 579 su 835 nuovi collaboratori dell’amministrazione cantonale; e 1.256 su 1.960 neoassunti in istituzioni sovvenzionate dallo Stato.

Da notare che il sistema non favorisce unicamente i disoccupati, ma anche persone che hanno appena concluso la formazione. Ad esempio, racconta Poggia, la collaborazione tra Ufficio del lavoro, la scuola per infermieri e gli ospedali ha permesso di assumere tutti gli 83 infermieri diplomatisi lo scorso giugno.

«Non è un modello discriminante»

Il modello ginevrino ha già causato qualche attrito con l’Unione europea? «Sappiamo che Bruxelles si è rivolta a Berna, e Berna a sua volta ci ha chiesto informazioni. Ma il nostro modello non è discriminante nei confronti dei cittadini dell’Unione,poiché si limita a favorire i residenti, siano essi svizzeri o appunto cittadini di altri Paesi UE. Metà dei nostri disoccupati è svizzera; nell’altra metà, il 32% è cittadino UE, il restante 18% extra UE».

Questo modello potrebbe essere esteso anche al settore privato? È quello che sta pensando di fare il Parlamento federale per applicare il 9 febbraio, e anche quello che vorrebbe fare il Canton Ticino per concretizzare Prima i nostri. «Se esteso a tutta l’economia il sistema diventerebbe certamente molto più complesso. Noi stiamo già discutendo con il settore privato, ma vorremmo arrivare a un accordo su base volontaria. Finora i datori di lavoro si sono mostrati ricettivi», afferma Poggia, secondo il quale «alla fine è una questione di buon senso».

Tuttavia il Mouvement citoyens genevois ha appena lanciato un’iniziativa analoga a «Prima i nostri»: vorrebbe quindi misure costringenti per favorire i residenti nel mercato del lavoro. «Questi sono mezzi di pressione politica, che vanno anche bene. Ma personalmente ritengo difficile che proposte come quella ticinese o come quelle appena lanciate a Ginevra ottengano la garanzia federale, poiché sono in aperta contraddizione con il diritto superiore».

in pillole

il sistema

La preferenza indigena viene applicata dal 2012 nell’amministrazione cantonale e nelle istituzioni di diritto pubblico. Dal 2015 anche negli enti sovvenzionati dallo Stato: l’ospedale, le case anziani, alcuni attori culturali. Ogni posto vacante va segnalato all’Ufficio cantonale del lavoro che propone dei nominativi. Questi vengono integrati nella selezione e, a parità di competenze, privilegiati.

i risultati

Oggi oltre il 60% delle persone assunte nel settore pubblico e parapubblico a Ginevra sono state segnalate dall’Ufficio cantonale del lavoro. Questi dati precisi concernenti il 2015: 579 su 835 nuovi collaboratori dell’amministrazione cantonale; e 1.256 su 1.960 neoassunti in istituzioni sovvenzionate dallo Stato.

il futuro

Sono in corso discussioni tra le autorità cantonali e il settore privato per arrivare a un accordo che introduca la preferenza indigena su base volontaria. Nel frattempo il «Mouvement citoyens genevois» ha proposto di inserire nella Costituzione cantonale il principio «Prima i nostri», analogo all’iniziativa ticinese.

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Lavoro Mille in più dagli Stati terzi

13/10/2016 00:00

Nel 2017 i contingenti per cittadini provenienti da Paesi extra-UE saranno aumentati Previsti 500 permessi aggiuntivi B e L – Serviranno per la manodopera specializzata

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Messo sotto pressione dai alcuni Cantoni e dagli ambienti economici che necessitano di manodopera qualificata, il Consiglio federale ha deciso di aumentare nel 2017 i contingenti dei permessi di soggiorno per i lavoratori di Paesi terzi. Il Consiglio federale ha stabilito un tetto di 3.000 permessi B (di dimora) e 4.500 permessi L (di dimora temporanea) per i cittadini provenienti da Stati non membri dell’UE e dell’Associazione europea di libero scambio.

Il Governo si è espresso a favore di un «aumento moderato», tenendo conto in tal modo sia del costante bisogno dell’economia di specialisti provenienti da Paesi terzi sia dei risultati della procedura di consultazione dei Cantoni e delle parti sociali. L’Esecutivo spiega di avere preso questa decisione alla luce dell’articolo costituzionale sull’immigrazione votato il 9 febbraio 2014 e dei dibattiti in corso in Parlamento. «Ammettere cittadini di Stati terzi non solo è nell’interesse dell’intera economia svizzera, ma contribuisce anche a tutelare i posti di lavoro nel nostro Paese», stima il Governo, sottolineando che «la precedenza al potenziale di manodopera presente sul territorio è garantita».

Situazione problematica

La situazione si era rivelata problematica per i Cantoni di Ginevra, Basilea e Zurigo, che già in primavera avevano esaurito le unità a loro disposizione, dovendo far capo alle riservate federali. La stessa UDC aveva criticato il Governo dopo la decisione di ridurre questi contingenti a seguito del voto contro l’immigrazione di massa: ««Basilea e in particolare l’industria farmaceutica hanno bisogno di specialisti provenienti da Paesi extra-UE», aveva dichiarato il mese scorso il consigliere nazionale Sebastian Frehner. Novartis, ad esempio, aveva dovuto ridurre e rimandare i programmi di formazione per rispettare le quote dei lavoratori di Paesi terzi.

L’anno prossimo sarà possibile assumere in totale 7.500 specialisti provenienti da Paesi terzi, 1.000 in più rispetto a quest’anno e al 2015, quando erano stati rilasciati 2.500 permessi B e 4.000 permessi L.

«I 1.000 permessi aggiuntivi (500 B, 500 L) confluiranno nella riserva federale, che coprirà, su richiesta, le esigenze supplementari dei Cantoni consentendo loro di reagire in modo flessibile all’evoluzione dell’economia» rileva il Consiglio federale, ricordando che i Cantoni hanno ancora diritto a circa 1.000 permessi per l’anno in corso. Entro fine novembre il Dipartimento di giustizia e polizia elaborerà la revisione dell’ordinanza sull’ammissione, il soggiorno e l’attività lucrativa e la sottoporrà al Governo per la decisione finale.

La spinta di Schneider-Ammann

Alla fine di settembre il ministro dell’Economia Johann Schneider-Ammann si era esplicitamente espresso in favore di un incremento dei contingenti a 8.500 permessi. Tornare ad aumentare i contingenti, aveva detto, è «un segnale per l’economia, per dimostrare che la politica vuole dare il suo contributo». Si tratta in particolare di far arrivare personale altamente specializzato da Stati terzi. Tali assunzioni dovrebbero creare in genere ulteriori posti di lavoro, fra i quattro e i sei per ogni specialista che arriva in Svizzera.

Secondo il direttore dell’AITI Stefano Modenini si tratta di una decisione è positiva. «Nel nostro settore abbiamo bisogno di manodopera specializzata, in particolare di quella proveniente dagli Stati Uniti e dai Paesi del Sud-Est asiatico. Non si tratta di grandi numeri, ma sono comunque figure chiave per le nostre aziende e che non fanno concorrenza alla manodopera residente». L’autorità competente per accordare i permessi è la Commissione manodopera estera, nella quale sono rappresentati Stato, imprenditori e sindacati.

Il Consiglio federale ha discusso anche dei contingenti relativi ai fornitori di servizi dei Paesi UE/AELS con impieghi di oltre 90 o 120 giorni all’anno. Per il 2017 il numero dei permessi resta ai livelli del 2016 con 2.000 permessi L e 250 permessi B. Sarà mantenuta inoltre l’assegnazione trimestrale, che fino alla fine di agosto ha portato a un utilizzo pari al 75 per cento.

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Nuove aziende

12/10/2016 00:00

il settore terziario è il più prolifico

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Nel 2014 sono state create in Svizzera 42.478 nuove imprese, 5.161 in più rispetto all’anno precedente (+13,8%), soprattutto nei cantoni di Zurigo e di Berna, ma anche Ticino (+7,4%), rende noto l’Ufficio federale di statistica (UST). Le aziende davvero nuove create «ex nihilo» sono state 37.354, la stragrande maggioranza nel settore terziario (87,9%): attività professionali, scientifiche e tecniche, commercio e riparazioni, sanità e servizi sociali. In testa alla classifica della creazione di nuove aziende si è situato il ramo «alberghi e ristoranti» (+22,9%), mentre il ramo meno dinamico è stato quello delle costruzioni (+5,7%). Su scala cantonale, Zurigo ha registrato il numero maggiore di nuove aziende (8.212 unità, il 19,3% del totale), seguito da Berna (4.032; 9,5%), Vaud (3.546; 8,3%) e Ticino (3.164; 7,4%). L’83,8% delle nuove imprese contava però un unico addetto. La quota di quelle con più di quattro addetti è molto bassa (1,9%).

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Dumping Oltre 20 segnalazioni ogni mese

08/10/2016 00:00

Il bilancio del DFE sulle misure legate al mercato del lavoro fotografa l’entità degli abusi salariali in Ticino Stefano Rizzi: «I casi riguardano anche lavoratori residenti» – Controllati sistematicamente i permessi G

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@P&G Infograph

MASSIMO SOLARI

C’è un dato, più di altri, che balza all’occhio nel bilancio annuale fornito dal DFE in merito alle 8 misure a favore del mercato del lavoro e dell’occupazione ticinesi. Dall’inizio del 2016 l’Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro (USML) e l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro (UIL) hanno dovuto trattare circa 200 segnalazioni di abusi salariali, delle quali circa il 10% inviate tramite il portale online creato ad hoc lo scorso anno. «Il tema del dumping è sempre attuale nel nostro cantone» riconosce nel proprio comunicato lo stesso DFE, commentando un dato chiaro. Scomponendo la cifra in questione emerge infatti una media di oltre 20 avvisi al mese, mentre il primo bilancio provvisorio reso noto a inizio febbraio registrava «una dozzina di segnalazioni». Ma a quali abusi sono stati confrontati le autorità di controllo? «Le segnalazioni riguardanti possibili casi di abusi salariali giungono sia dai rami in cui vige un Contratto normale di lavoro (CNL) così come da settori coperti da contratti collettivi» ci spiega Stefano Rizzi, direttore della Divisione dell’economia. Per poi precisare che nel primo caso «interviene la Commissione tripartita mentre nel secondo vengono attivate le Commissioni paritetiche: le multe per violazioni alla legge sui lavoratori distaccati, che non mancano, sinora raggiungevano un massimo di 5.000 franchi, mentre con la recente modifica di legge approvata alle Camere si potrà arrivare fino a 30.000». Tra i CNL più toccati dal fenomeno, prosegue Rizzi, «troviamo l’informatica e il commercio all’ingrosso». Sui mittenti delle segnalazioni invece precisa: «I casi non riguardano solo frontalieri, ma anche lavoratori residenti». In merito alla strategia per combattere il fenomeno Rizzi indica inoltre due campi d’azione: «Da un lato monitoriamo sistematicamente i nuovi permessi G per frontalieri». Dall’altro in dicembre la Tripartita si chinerà invece su quei settori scoperti da CNL o CCL dove sono stati segnalati nuovi abusi. «I rami potenziali, dove verrà deciso se procedere con un’indagine, sono quelli della lavanderia e pulitura a secco, degli spedizionieri, del magazzinaggio e custodia e degli impiegati di commercio nell’informatica».

Aziende fittizie: decine di casi

Il bilancio del DFE non affronta comunque solo il tema del dumping. Anche l’offensiva anti aziende fittizie ha prodotto dei risultati. Nello specifico, dopo le oltre 20 inchieste aperte tra ottobre 2015 e febbraio 2016 il lavoro di USML e UIL ha portato «a conoscenza dell’Ufficio della migrazione casi tali da permettergli di emettere una trentina di decisioni di diniego o revoca dei permessi di lavoro». Se in questo campo è previsto un ulteriore affinamento delle procedure, sta già dimostrando di funzionare bene lo scambio di informazioni con le autorità italiane nell’ambito delle prestazioni fatturate in Ticino da padroncini e distaccati. «La valutazione di alcune decine di casi – rileva il DFE –, trasmessi dall’Istituto delle assicurazioni sociali agli omologhi italiani degli Istituti nazionali della previdenza sociale di Lombardia e Piemonte, ha dimostrato l’utilità e l’interesse reciproco per questa misura». Ma non è tutto: a breve saranno condivisi 500 nuovi casi sospetti relativi al ramo edile.

Lotta alla disoccupazione

E a proseguire in modo serrato sono anche le iniziative volte a migliorare il collocamento dei disoccupati, rafforzando in particolar modo le relazioni tra gli Uffici regionali di collocamento (URC) e le aziende. In questo quadro spiccano i primi effetti della Legge sul rilancio dell’occupazione e sul sostegno ai disoccupati, tradottisi in 19 contratti di tirocinio per altrettanti giovani da riqualificare. «Parallelamente – indica il DFE – prosegue anche l’azione specifica nel settore sociosanitario, con 26 persone che stanno seguendo il relativo apprendistato». Non da ultimo il 2016 e il 2017 fanno rima con il potenziamento delle misure attive per il sostegno al collocamento. E in quest’ambito si segnala il modello testato in via sperimentale che prevede un nuovo corso intensivo di 2 mesi. Un percorso, precisa il comunicato, «che mostra risultati incoraggianti: il 40% dei collocamenti avviene entro due mesi dalla fine del corso, mentre poco più del 30% già entro la fine dello stesso».

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Un'opportunità per gli impiegati di commercio

06/10/2016 00:00

Dato l'alto tasso di disoccupazione nella categoria in Ticino, il Centro di formazione professionale dell'OCST e Camera di commercio hanno stretto una collaborazione per il ricollocamento dei lavoratori

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@ Maffi

Questa mattina si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dell'importante collaborazione tra il Centro di formazione professionale dell'OCST (CFP-OCST) e la Camera di commercio, dell'industria e dell'artigianato per favorire misure di ricollocamento degli impiegati di commercio disoccupati. Sono intervenuti il capo dell'Ufficio delle misure attive e il direttore della SIC Ticino.

Tra gli impiegati di commercio ticinesi, specialmente tra quelli che hanno seguito una formazione a tempo pieno, il tasso di disoccupazione è piuttosto elevato. Per questo l'Ufficio misure attive ha da tempo ritenuto di proporre degli interventi specificamente orientati su questa professione che copre trasversalmente molti settori economici e offre competenze di ampio raggio.

Dall'incontro è emerso che il nodo da sciogliere per raggiungere il collocamento dei disoccupati in questo settore sembra essere quello di consolidare l'esperienza. Questo l'obiettivo delle Aziende di pratica commerciale: strutture di simulazione che consentono ai partecipanti di maturare le competenze pratiche delle quali sono carenti. Dal 2010 a questo progetto è stato affiancato il servizio di collocamento a stage che ha consentito ai partecipanti, il 40% dei quali è stato assunto, di cumulare esperienze in un'azienda dell'economia reale. Inoltre, nel 2013, è stato introdotto e verrà potenziato in futuro il sostegno al collocamento intensivo.

In particolare lo stage, proposto da consulenti che hanno una conoscenza approfondita del candidato, "ha permesso a molte aziende di conoscere in maniera approfondita e di apprezzare le qualità di candidati che avrebbero escluso a priori o con i quali non sarebbero entrati in contatto tramite i canali usuali. Un'opportunità dunque sia per i lavoratori che per i datori di lavoro".

La "grande efficacia di questa impostazione" ha quindi spinto il Centro di formazione professionale dell'OCST e i partner interessati ad ampliarne la portata. Per questo nei prossimi mesi verranno organizzati degli incontri mirati e delle visite per presentare alle aziende questa opportunità; verrà costruita cioè una rete di collaborazione intensa tra i responsabili risorse umane, i coach e i disoccupati che partecipano al progetto di ricollocamento. Verranno inoltre organizzati corsi di formazione mirati per sostenere i neoassunti nel periodo di introduzione in azienda.

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